AHCC negli uomini con livelli di PSA elevati

NKlife AHCC® è un integratore alimentare ricco di glucani che viene estratto dalla micelia del fungo Shiitake (Lentinula edodes), appartenente alla famiglia dei basidiomiceti e solitamente coltivato in estratto di crusca di riso. Molto noto ed utilizzato in Giappone ed in Cina come medicina alternativa, questo integratore è attualmente oggetto di numerosi studi che hanno lo scopo di verificarne le proprietà antitumorali ed immuno-stimolanti. L’integratore NKlife AHCC® è composto da beta-glucano ed alfa-glucano, in forma lineare e di peso inferiore ai 5 kilo Dalton in modo da poter essere immediatamente internalizzato dall’intestino tenue senza subire modificazioni da parte della flora batterica residente. All’interno dei macrofagi, i glucani vengono frammentati e trasportati nel midollo osseo e nel sistema reticolo-endoteliale dove raggiungono le cellule bersaglio, i linfociti. I glucani sono polisaccaridi: alcuni di questi, come il beta-glucano e l’alfa-glucano, possiedono effetti immuno-stimolanti in quanto favoriscono la produzione di molecole bioattive che stimolano i recettori TLR situati sulla superficie dei linfociti T. I recettori TLR sono fortemente coinvolti nella risposta infiammatoria: si ritiene che AHCC leghi il TLR-2 ed il TLR-4, sostenendo così una risposta infiammatoria sistemica ed una generale attivazione delle cellule immunitarie, in quanto il legame dei glucani con tali recettori stimola la produzione di citochine infiammatorie da parte dei linfociti T CD4+ e CD8+ e delle cellule Natural Killer.

Nei Paesi orientali l’integratore AHCC è disponibile senza prescrizione medica e viene assunto per curare le infezioni acute o addirittura per mantenere lo stato di salute, supportando il sistema immunitario. Questa credenza ha fondamento scientifico in quanto alcuni studi clinici hanno effettivamente osservato che l’AHCC è associato a migliore risposta alle infezioni e presenta attività immunomodulante quando associato alle convenzionali terapie antitumorali. Tuttavia, siccome quasi tutte le ricerche sull’AHCC sono finanziate dal produttore di tale integratore, molti hanno espresso dubbi su un possibile conflitto di interessi e si pone quindi la necessità di ricerche indipendenti e studi su larga scala.

Un interessante utilizzo dell’integratore AHCC riguarda la prostata e il cancro ad essa associato. La prostata è una ghiandola appartenente all’apparato riproduttore maschile: la sua funzione è secernere il liquido prostatico che nutre, protegge e veicola gli spermatozoi. La forma di tumore più frequente nel sesso maschile è il tumore alla prostata, ma anche l’iperplasia prostatica benigna è piuttosto frequente nell’anziano. Storicamente lo screening per il tumore alla prostata negli uomini asintomatici e senza familiarità è il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) nel siero, anche se oggi alcuni studi hanno dimostrato che il dosaggio del PSA non porta alla riduzione della mortalità e quindi tale esame viene per lo più utilizzato per individuare recidive di malattia dopo eradicazione del tumore. Nei casi di livelli di PSA elevato bisogna innanzitutto escludere alcune cause come infezioni alla prostata, ipertrofia prostatica benigna ed assunzione di farmaci per la calvizie. Un innalzamento del PSA dopo radioterapia è sempre un segnale allarmante, tuttavia nei pazienti – specialmente anziani – con carcinoma a lenta crescita, si preferisce evitare di ricorrere a terapie aggressive ed intrinsecamente rischiose come la chirurgia e la chemioterapia, optando piuttosto per terapie che hanno lo scopo di riattivare la componente immunitaria e controllare la neoplasia.

Uno studio giapponese del 2010, pubblicato sul Japanese Journal of Clinical Oncology, ha preso in esame 74 pazienti affetti da carcinoma prostatico precocemente diagnosticato proprio grazie al dosaggio del PSA sierico (che tuttavia in Italia non è raccomandato per lo screening del tumore alla prostata, ma solo nel follow-up post-terapia). Nello studio, così come è raccomandato nei casi di carcinoma prostatico in fase iniziale, i soggetti con neoplasie piccole e localizzate sono stati sottoposti ad un periodo di osservazione attiva della durata di 6 o 12 mesi senza procedere a radioterapia, chemioterapia o chirurgia. Ai pazienti sono stati somministrati 4,5 grammi di AHCC al giorno per tutta la durata dello studio (6 o 12 mesi a seconda dei soggetti).

Al termine dello studio nei pazienti trattati con AHCC, rispetto al gruppo di controllo, è stata osservata una maggiore diminuzione del livello sierico di PSA circolante e, nel corso del periodo di osservazione, il tempo di risalita del PSA è stato più lento rispetto al gruppo di controllo. Solitamente al termine delle terapie tradizionali, le quali abbassano drasticamente il PSA, si osserva un nuovo aumento del PSA fino a valori normali e non preoccupanti: i ricercatori hanno scoperto che il 39% dei pazienti è tornato ai valori normali di PSA dopo 12 mesi dopo la fine del trattamento (invece che 6 mesi) ed il 55% dei pazienti è tornato a valori normali dopo 24 mesi dopo il trattamento, invece che 6 mesi. Nella rimanente percentuale di pazienti i livelli di PSA erano pari a quelli dei pazienti di controllo non trattati.

Lo studio quindi ha concluso che il trattamento del carcinoma prostatico in fase iniziale con AHCC, in combinazione con le terapie convenzionali, ha un’azione considerevole nella stabilizzazione della massa tumorale. Sono ancora in corso ricerche sul meccanismo d’azione dei glucani contenuti nell’AHCC, in modo da testarne l’utilizzo anche in altre tipologie di tumori, come il cancro della pelle.

 

Fonti:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0271531709000165?via%3Dihub

https://academic.oup.com/nutritionreviews/article/66/9/526/1855379

https://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00394-015-0832-2

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21628606

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17233570

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20522448

 

 

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