Lo Shiitake e gli altri funghi terapeutici

I funghi terapeutici sono una delle categorie di alimenti medicinali più promettenti degli ultimi anni.

Utilizzati da lungo tempo in medicina tradizionale, sono stati solo di recenti scoperti e studiati dalla ricerca scientifica, che ne ha messo in evidenza le specifiche caratteristiche e conseguenti utilizzi.

In questo articolo intendiamo fare una panoramica su tre dei funghi medicinali più conosciuti: Shiitake Maitake e Reishi, approfondendone gli utilizzi rispetto alle varie patologie e le caratteristiche comuni.

 

Il Reishi

Il fungo Reishi, nome comune per indicare il Ganoderma lucidum, è un fungo piuttosto comune sia alle nostre latitudini sia in Asia. E’ noto e impiegato da secoli nella medicina tradizionale cinese, che gli conferisce ben 150 proprietà salutistiche.

Tra queste molte sono state confermate da valutazioni scientifiche. Questo fungo, ad esempio, ha funzioni epatoprotettive, grazie alla sua capacità di stimolare la rigenerazione degli epatociti, e antinfiammatorie dovute al suo effetto immunostimolante. Ha anche la capacità di ridurre la produzione di istamina, quindi di aiutare le persone che soffrono di allergia.

Dal punto di vista intestinale, essendo particolarmente ricco di fibra, è in grado di contrastare la stitichezza, regolarizzando l’attività intestinale grazie al suo effetto probiotico, nutritivo per le popolazioni batteriche che vivono all’interno di questo importantissimo organo.

 

Il Maitake

Altro fungo medicinale è il Maitake, Grifolia frondosa, comune in Giappone, dove cresce sotto ai castagni, ma poco diffuso nel resto del mondo.

La sua più spiccata proprietà è l’immunostimolazione, infatti è uno dei funghi più potenti per la prevenzione e il contrasto della formazione dei tumori, una caratteristica condivide comunque  con agli altri due funghi che stiamo analizzando.

Tuttavia il motivo per cui è maggiormente conosciuto, è la sua capacità di aiutare a perdere peso, supportando due meccanismi fisiologici dell’organismo. La ricchezza in fibra permette di rallentare la velocità di assorbimento dello zucchero, quindi di evitare i picchi glicemici (per cui regolarizza la glicemia); inoltre ha un effetto attivo nella regolazione della pressione, evitando la deposizione delle placche lipidiche nei vasi sanguigni, che possono contribuire alla comparsa delle malattie cardiovascolari. Riduce inoltre il colesterolo e inibisce la sintesi dei trigliceridi, che vengono immagazzinati nel tessuto adiposo.

 

Lo Shiitake

Il terzo fungo di cui vi parliamo è ilLentinula edodes, uno dei più conosciuti per la sua attività antitumorale, grazie alla forte presenza di glucani di tipo alfa rispetto ai glucani di tipo beta (di cui sono più ricchi gli altri due).

Si distingue dagli altri funghi per la sua capacità di abbassare la sintesi di colesterolo endogeno, e anche per la sua azione protettiva nei confronti del fegato, con due distinti meccanismi d’azione: uno diretto, che permette di stimolare la rigenerazione delle cellule epatiche e l’altro indiretto che passa per la stimolazione del sistema immunitario che, a sua volta, supporta la funzionalità epatica.

Gli alfa-glucani possono essere estratti singolarmente con tecniche specifiche, per ottenere una molecola conosciuta con il nome di AHCC, che concentra al suo interno gli alfa-glucani, le parti attive (sull’organismo) del fungo, utilizzate in particolar modo per l’attività di stimolazione del sistema immunitario.

 

Funghi medicinali e le loro caratteristiche comuni

La caratteristica comune a tutte e tre le specie di fungo è la particolare struttura della loro parete cellulare, che dal punto nutrizionale fa parte della fibra ma che, a differenza di altre tipologie di fibra come la cellulosa o la lignina, è assorbibile dall’organismo.

La parete contiene, in proporzioni diverse a seconda dei funghi, particolari strutture polisaccaridiche dette glucani, che a seconda della loro disposizione possono essere distinte in alfa e beta glucani. Alcuni funghi come lo Shiitake, poi, sono più ricchi di glucani alfa, mentre altri sono più ricchi di catene beta.

Queste strutture non vengono digerite dallo stomaco né assorbite nella prima parte dell’intestino. Possono essere spezzate dai batteri intestinali, che da un lato le sfruttano per la loro sopravvivenza (e si parla di effetto prebiotico), mentredall’altro possono lasciare catene piuttosto corte che, assorbite dall’organismo, hanno un effetto stimolante sul sistema immunitario.

Tipi diversi di glucano stimolano popolazioni immunitarie distinte. La costante è che i funghi medicinali hanno la capacità di aumentare il numero di leucociti, globuli bianchi, circolanti.

Questo ha tantissimi effetti sulla salute, ed è il meccanismo che sta alla base dell’effetto comune di questi funghi: i leucociti hanno un ruolo attivo nel contrasto alla crescita dei tumori (azione antineoplastica), nella protezione epatica, nell’inibizione degli effetti collaterali delle chemioterapie, nel contrasto alle malattie autoimmuni.

Supportare l’azione del sistema immunitario è importante in tantissime patologie e, se la scelta del fungo terapeutico più adatto alla situazione  specifica deve essere effettuata con l’aiuto del proprio medico, anche in relazione alle altre terapie in atto, è importante sapere che i funghi terapeutici sono una delle branche più promettenti della medicina.

Nefrite e integratori di AHCC

Nefrite è un termine medico generico che sta ad indicare un’infiammazione del rene o delle strutture che lo compongono. Ppuò trattarsi di un’infiammazione primaria, originaria nel rene oppure secondaria, causata da processi di origine diversa che hanno portato all’insorgenza della nefrite.

In questo articolo esploreremo il ruolo degli integratori di AHCC nella nefrite, cercando di capire soprattutto quali tipi di nefrite possono trarre maggior vantaggio da questo tipo di integrazione, in relazione alla causa dell’infiammazione.

 

La nefrite: cos’è e come si classifica

La nefrite può essere classificata in base alla sua localizzazione all’interno del rene. Può infatti riguardare il glomerulo renale, cioè la parte deputata alla filtrazione vera e propria del sangue e in questo caso si parla di glomerulonefrite oppure può riguardare il bacinetto renale e trattarsi quindi di pielonefrite. Da notare che il bacinetto è un segmento esterno al rene, che si limita a raccogliere l’urina, per questo ci concentreremo maggiormente sulla glomerulonefrite.

Il glomerulo renale è un insieme di vasi con una struttura particolare: sono bucati da piccoli fori che non consentono il passaggio delle cellule più grandi come i globuli rossi e bianchi ma che lasciano passare le sostanze più piccole, generalmente di scarto. La struttura a “setaccio” permette al rene di avere la sua tipica funzione di depurazione del sangue.

Tuttavia questa struttura è un filtro, e come tale èun punto di accumulo di sostanze estranee che, se si posizionano nel glomerulo, possono provocare un’infiammazione. Per questo a fianco delle infiammazioni che colpiscono direttamente il rene, per esempio quelle di natura batterica, ci possono essere numerose infiammazioni secondarie che causano anche la glomerulonefrite.

La condizione in cui un integratore di AHCC risulta maggiormente utile è la glomerulonefrite da immunocomplessi, generalmente legata alle autoimmunità ma anche, in alcuni casi, alla presenza di patogeni nell’organismo. Sono gli immunocomplessi, macromolecole composte da un complesso di anticorpo e antigene a generare la malattia. L’anticorpo secreto dai linfociti si attacca all’antigene (di diversa natura, può essere una parte di batterio, di parassita o anche dello stesso organismo in caso di autoimmunità) e insieme circolano nell’organismo fermandosi a livello degli organi filtro, tra cui proprio il rene, dove richiamano il sistema immunitario che dovrebbe eliminarli.

Tuttavia, quando gli immunocomplessi sono tanti e continuano ad essere prodotti, ecco che la loro presenza è costante, e la glomerulonefrite diventa una condizione patologica cronica.

 

Glomerulonefrite autoimmune: il ruolo di AHCC

Se per altre nefriti esistono terapie ad hoc, per quelle autoimmuni no. Il trattamento è caratterizzato dalla prescrizione di farmaci antinfiammatori che hanno lo scopo di ridurre l’attività del sistema immunitario, permettendo una minore secrezione di anticorpi e, di conseguenza, limitano la formazione degli immunocomplessi.

La molecola di AHCC va ad agire proprio come un antinfiammatorio con la differenza che, rispetto a quest’ultimo, non blocca l’attività del sistema immunitario, bensì stimola la proliferazione di alcune popolazioni come i linfociti Natural Killer che producono gli anticorpi. Naturalmente l’AHCC non è un antifiammatorio, infatti non viene prescritto come alternativa alla terapia medica, ma è un coadiuvante dei farmaci che contribuisce a rafforzare le difese immunitarie evitando che il paziente possa prendere durante il trattamento, altre malattie.

In generale, l’AHCC è utile non solo nelle nefriti autoimmuni, ma in tutte le glomerulonefriti che sono causate da immunicomplessi. Vi sono le nefriti da IgA, le nefriti post-infezione batterica, la nefrite lupica (da Lupus, una malattia autoimmune) e numerose altre varianti.

Per capire se nel caso specifico l’AHCC possa portare un beneficio diretto sulla patologia, è opportuno interpellare il proprio medico curante, in grado di definire il meccanismo con cui si sviluppa la glomerulonefrite.

Tieniamo comunque presente che l’AHCC è estratto da un fungo, lo Shiitake e che, come derivato alimentare naturale, non ha effetti collateriali quindi, anche qualora non sortisse i benefici sperati sulla nefrite, agirebbe come prebiotico e ciò avrebbe una conseguenza positiva anche sulla salute del rene grazie alla produzione di metaboliti batterici nell’intestino.

Il ruolo di alfa glucani e beta glucani nel cancro

Gli alfa-glucani e i beta-glucani sono gruppi di molecole che fanno parte della fibra alimentare, molto importanti per la nostra salute. Nel corso degli ultimi anni queste macromolecole hanno dimostrato un’interessante attività antitumorale, attiva sia di tipo preventivo che, cosa ancora più importante, di tipo terapeutico, per combattere  il cancro.

Naturalmente  non si possono sostituire alle terapie mediche come la chemio e la radioterapia, tuttavia sono considerati dei validi adiuvanti delle terapie oncologiche. In questo articolo cercheremo di capire che cosa sono e qual è il loro meccanismo d’azione.

 

Alfa glucani e beta glucani

I glucani sono delle lunghe catene polimeriche formate da una serie di zuccheri legati tra loro con legami particolari. A differenza di altre catene di carboidrati come l’amido non possono essere digerite dal nostro organismo, che non è in grado di spezzare queste catene, ed è per questo che si considerano parte della fibra alimentare. Fibra che, tuttavia, è diversa da quella che si trova nella verdura e nella frutta: la disposizione delle molecole, infatti, è diversa, e questo conferisce particolarità diverse alla fibra (come la cellulosa) che si può trovare all’interno di una pianta e un glucano, che invece si trova in quantità molto elevate nella parete fungina.

I funghi sono organismi diversi dalle piante, e questa differenza si può notare proprio osservando la loro parete cellulare che conferisce ai funghi, e in particolare ai funghi medicinali caratteristiche uniche.

 

Il ruolo degli alfa e beta glucani nel cancro

Gli alfa e i beta-glucani arrivano integri all’intestino, dove seguono due destini. Posso essere utilizzate e consumate dalle specie batteriche intestinali, che li usano come prebiotici per nutrirsi e proliferare, oppure essere assorbiti integralmente. Se seguono la seconda via posso essere utilizzati da alcune cellule del nostro organismo, come alcune popolazioni del sistema immunitario, che grazie alla loro presenza possono proliferare, riproducendosi più velocemente rispetto a quanto accadrebbe in situazioni normali. Questo effetto è particolarmente marcato nella chemioterapia, quando a causa dei farmaci antineoplastici la riproduzione delle cellule immunitarie èn particolarmente bassa.

Gli studi, ad oggi, sono ancora troppo pochi per comprendere quali glucani riescano a stimolare le specifiche popolazioni, ma sappiamo per certo che gli alfa glucani sono in grado di stimolare la crescita dei linfociti Natural Killer, che hanno un’attività importante proprio contro le cellule neoplastiche. I beta glucani sembrano meno capaci di stimolare questa popolazione, ma pare abbiano effetto su altre popolazioni del sistema immunitario. Se assunti insieme,  si ottiene un importante effetto sinergico tra i due componenti.

Il sistema immunitario ha, tra le sue funzioni il contrasto allo sviluppo delle neoplasie. Tutti siamo sottoposti costantemente ad errori di replicazione del DNA e il nostro sistema immunitario è normalmente è in grado di affrontare e distruggere la maggior parte delle cellule neoplastiche che si formano. Le neoplasie più gravi sono il risultato di un mancato controllo da parte del sistema immunitario.

Se il sistema immunitario funziona in questo modo nell’individuo sano, lo fa anche nei soggetti malati, con alcune differenze importanti: da un lato una neoplasia di importanti dimensioni è praticamente impossibile da controllare per il sistema immunitario, dall’altro l’assunzione di farmaci per combattere il cancro  mette in difficoltà il sistema immunitario.

Da queste considerazioni appare chiara l’importanza degli alfa-glucani e dei beta-glucani nella lotta contro il cancro.

Stimolando il sistema immunitario a reagire contro la neoplasia, otteniamo i benefici dell’effetto combinato dei farmaci con quello dei glucani, riuscendo nella maggior parte dei casi a ridurre la crescita della massa neoplastica.

Il sistema immunitario può anche progettere l’organismo dagli effetti collaterali dei farmaci, controllando nausea, vomito, riducendo i danni al midollo osseo e al fegato.

La stimolazione del sistema immunitario è quindi utile sia nella persona sana con quale fattore di rischio (fuma o vive con fumatori, vive in zone inquinate, ecc…), sia nella persona malata, come supporto alle terapie.

Importantissimo, naturalmente, ricordare che l’effetto, pur presente, non può essere paragonato a quello del farmaco specifico. I glucani non possono sostituirsi alla terapia medica, ma possono rappresentarne un ottimo supporto per la prevenzione e il trattamento delle malattie oncologiche, il tutto sotto stretto controllo medico.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5344464/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5834761/

http://www.cancertm.com/article.asp?issn=2395-3977;year=2015;volume=1;issue=6;spage=209;epage=214;aulast=Sima

https://jhoonline.biomedcentral.com/articles/10.1186/1756-8722-2-25

Come rafforzare il sistema immunitario per contrastare la malattia di Still

La malattia o morbo di Still è una patologia infiammatoria sistemica dalle cause, ad oggi, ancora conosciute.

Si tratta di una patologia molto rara, che colpisce circa 1 persona ogni 100.000 che, non avendo basi patogenetiche certe, non ha una terapia specifica.

In questo articolo cercheremo di capire di che malattia si tratta, quali sono le sue caratteristiche e quali le terapie farmacologiche e nutrizionali a disposizione, finalizzate al rafforzamento del sistema immunitario, che, a sua volta, porta ad un miglioramento dei principali sintomi della patologia.

 

La malattia di Still

Pare che la malattia di Still colpisca prevalentemente soggetti appartenenti a due fasce d’età: tra i 15 e i 25 anni e tra i 36 e i 46. Le più colpite sono le donne e non sembra esserci una componente genetica importante alla base dello sviluppo della malattia.

L’ipotesi al vaglio della ricerca è una probabile natura infettiva della malattia, vista l’incidenza, ma non si sa se correlata ad un’azione virale o batterica.

I sintomi  sono di vario tipo, ma sempre collegabili all’infiammazione. Infiammazione che causa febbre, caratterizzata da picchi di temperatura particolarmente elevata, rash cutaneo color salmone che compare in varie parti del corpo (e si aggrava con lo sfregamento), dolore muscolare che compare allo scomparire della febbre e viceversa. A ciò si aggiunga il dolore alle articolazioni e, in particolare, ai gomiti, alle ginocchia, alle mani e alle spalle. Le lesioni alle strutture possono essere anche irreversibili, accompagnate da dolore molto forte.

La diagnosi non è semplice, e si basa sia sulla visita clinica effettuata dal medico, sia sulle analisi del sangue, dalle quali generalmente si nota un aumento dei globuli bianchi, che indica la presenza di infiammazione diffusa, e da un aumento di proteina C reattiva. Tuttavia, per quanto i sintomi siano simili a quelli dell’artrite reumatoide, il test sul fattore reumatoide risulta negativo, escludendo così questa diagnosi.

Spesso vengono proposti anche gli esami radiografici,  allo scopo di individuare dei danni agli organi interni, ad esempio la splenomegalia (aumento di volume della milza), o l’infiammazione cronica alle articolazioni. Nelle situazioni in cui la malattia si trova ad uno stadio più avanzato possono essere presenti anche infiammazioni del pericardio, del miocardio e delle pleure.

La patologia ad oggi non ha una cura specifica tuttavia, se le terapie vengono iniziate in breve tempo dalla comparsa dei primi sintomi, le possibilità di riuscire a contenere gli effetti della malattia sono maggiori.

 

Malattia di Still: le possibilità terapeutiche

Le terapie tradizionali per la malattia di Still, caratterizzata essenzialmente da uno stato infiammatorio che colpisce diverse parti dell’organismo, sono in prima battuta di tipo antinfiammatorio.

Possono essere utilizzati sia i FANS, i farmaci antinfiammatori non steroidei, soprattutto a causa degli scarsi effetti collaterali, anche se presi per lungo tempo e, nei casi più gravi, i farmaci steroidei come i corticosteroidi, caratterizzati da maggiore efficacia a fronte di un aumento degli effetti negativi sull’organismo. Nei casi in cui anche i corticosteroidi a dosi normali risultassero inefficaci, il dosaggio potrebbe essere aumentato per ottenere un effetto immunosoppressivo.

L’utilizzo di questi farmaci deve essere fatto sotto stretto controllo medico, poiché lasciare l’organismo indifeso a causa della soppressione del sistema immunitario da parte di questi farmaci, significa esporlo alla possibilità di contrarre ulteriori infezioni virali o batteriche.

Vi è quindi la necessità, da un lato, di intervenire sul sistema immunitario per placare l’infiammazione cronica e dall’altro di rafforzare le difese dell’organismo contro infezioni esterne che, con buona probabilità, potrebbe anche essere la causa della malattia di Still stessa.

Per agire sul sistema immunitario in modo efficace ed ottenere un miglioramento del suo funzionamento evitando di assumere altri farmaci, si può ricorrere alla medicina naturale e, in particolare, alla micoterapia, che mette a disposizione dei pazienti immunodepressi un integratore alimentare molto interessante a base di AHCC, una molecola fungina sempre più utilizzata come coadiuvante delle terapie mediche.

Si tratta di una sostanza che ha mostrato la capacità di aumentare il numero e il funzionamento delle cellule del sistema immunitario che fanno parte dell’immunità aspecifica, che interviene contro qualunque patogeno arrivi dall’esterno e che si contrappone all’immunità specifica che, invece, attacca i patogeni già conosciuti dall’organismo e che potrebbe essere coinvolta (almeno, questo è possibile evincere dalle analisi del sangue dei malati) con la presenza costante dei sintomi.

Al momento non si hanno evidenze scientifiche sugli effetti dell’assunzione di AHCC nella malattia di Still ma, come osservato per altre malattie autoimmuni, l’integratore è efficace nell’aiutare l’organismo a difendersi dai patogeni opportunisti, a fronte di nessun effetto collaterale, anche per terapie prolungate.

Gli effetti di AHCC sulle infezioni batteriche

La diminuzione dell’efficacia degli antibiotici contro le infezioni è ben conosciuta e rappresenta un serio problema per la salute umana. Per questo la ricerca sta cercando qualche rimedio anche tra le fila delle molecole naturali in grado di potenziare la risposta immunitaria ai patogeni. In particolare è stato condotto uno studio sui ratti volto a testare l’efficacia di AHCC nella resistenza alle infezioni di Candida Albicans, Pseudomonas aeruginosa, alcuni tipi di infezioni dell’orecchio e la menigite.

La Candida Albicans è una patologia umana di tipo parassitario, meglio conosciuta come candidosi, causata da un fungo. La Pseudomonas aeruginosa è un patogeno opportunista dell’uomo, un batterio che entra nell’organismo attraverso l’aria ma può essere trasmesso anche con il contatto diretto o tramite le goccioline di tosse o starnuti di persone infette. Infine la meningite è una malattia molto grave che colpisce il sistema nervoso ed è quasi sempre di origine infettiva, tuttavia nei casi clinici di tipo batterico la malattia ha una progressione molto rapida, che può portare alla morte.

L’esperimento ha provato che l’AHCC protegge la scorta di neutrofili, i globuli bianchi prodotti all’interno del midollo osseo del sistema immunitario. Inoltre, nei ratti a cui era stato iniettato un farmaco chioterapico, si è visto come la molecola fungina è stata in grado di proteggere le cellule del midollo dai danni causati dal farmaco. Molto importante è stato anche il risultato positivo ottenuto contro le infezioni opportunistiche, tipicamente sviluppate dai pazienti oncologici il cui sistema immunitario viene indebolito dalle terapie. In particolare essi sono molto suscettibili a infezioni da pseudomonas, mentre i diabetici sono anch’essi suscettibili al pseudomonas ma anche allo stafilococco; infine i pazienti affetti da AIDS sono molto esposti a infezioni con candida, herpes, pneumocisti, ecc…

L’AHCC agisce controllando le infezioni attraverso l’innalzamento delle difese immunitarie ma non uccide i patogeni. e non uccidendo i patogeni e per questo non vi è alcuna resistenza acquisita degli antibiotici all’AHCC. Se l’integratore riuscisse a lavorare in sinergia con gli antibiotici analogamente a quanto fa con i farmaci anticancro, potenziandone l’effetto, avremmo trovato una parziale soluzione al problema dell’antibiotico-resistenza. Sappiamo che l’assunzione dell’antibiotico indebolisce l’organismo e in particolare proprio il sistema immunitario. L’AHCC in questo senso ha un effetto protettivo.

Il meccanismo d’azione della molecola è molto semplice e si basa sulla stimolazione del sistema immunitario: l’AHCC nutre i globuli bianchi. La sua azione è rivolta in modo puntuale sull’immunità aspecifica (che combatte indistintamente qualsiasi agente esterno), che può aumentare fino a 2 o 3 volte rispetto al livello iniziale.

Si tratta di una molecola naturale che può essere assunta sia a scopo terapeutico, come coadiuvante delle terapie mediche che a scopo preventivo, specie da soggetti immunodepressi.

Dunque gli effetti di AHCC sono ben evidenti e fanno ben sperare, poichè l’intera comunità medica è in allarme a causa della sempre più scarsa efficacia degli antibiotici, la prima arma a disposizione della medicina contro le più comuni infezioni dell’uomo.

Cancro della cervice uterina, come prevenirlo con la medicina naturale

La medicina naturale si affida a principi attivi naturali ed è sempre più utilizzata in oncologia, in quanto alcune molecole possono essere ottime coadiuvanti delle terapie mediche.  Il cancro della cervice uterina, causato principalmente da alcuni ceppi dei virus HPV, è una delle patologie femminili più frequenti e si riscontra nelle donne non più giovani.

La cervice dal punto di vista cellulare non è uniforme, la parte più interna è ghiandolare e simile alla mucosa uterina, mentre quella più esterna è ricoperta da cellule squamose simili a quelle della cavità vaginale e della bocca. Tra queste due zone ne troviamo una terza, in cui termina un tessuto e inizia l’altro. Le cellule di questa zona replicano in maniera meno controllata, dando luogo a neoplasie.

L’HPV si trasmette per via venerea e può essere prevenuto evitando il contatto tra le mucose del soggetto sano e quelle del soggetto infetto. Vi sono altri fattori di rischio che sono: il fumo di sigaretta, una predisposizione familiare, dieta sregolata e povera di frutta e verdura, obesità e infezioni da Clamidia.

 

Il ruolo del sistema immunitario nel controllo dell’HPV

Tenendo presente che l’equazione presenza del virus HPV e insorgenza del cancro dalla cervice uterina non è sempre valida, poichè l’insorgenza della patologia oncologica è strettamente connessa al specifico ceppo del virus contratto, mantenere efficiente il sistema immunitario, è un buon modo per scongiurare che il virus degeneri in tumore.

Va quindi curata l’alimentazione, va fatta regolare attività fisica, avendo cura di abbandonare le cattive abitudini come l’alcool e il fumo. Studi recenti hanno dimostrato la correlazione tra insorgenza di malattie oncologiche e stato deficitario del sistema immunitario.

Per dare un ulteriore aiuto al sistema immunitario possiamo rivolgerci alla medicina naturale e, in particolare, alla micoterapia, quella branca della medicina che studia il potere medicinale dei funghi. La molecola maggiormente indicata per stimolare l’attività e la replicazione delle cellule del sistema immunitario è senz’altro l’AHCC. Si tratta di un composto immunitario modulante derivato da una frazione di miceli del fungo Shiitake, il secondo più consumato al mondo, le cui proprietà sono state dimostrate da esperimenti e pubblicazioni scientifiche di tutto il mondo. L’AHCC è acquistabile sotto forma di integratore alimentare in farmacia, erboristeria e numerosi siti online.

Studi in vitro e in vivo dimostrano come l’AHCC sia in grado di aumentare il numero e l’attività delle cellulare Natural Killer (NK), le cellule dendritiche e citochine che permettono al corpo di rispondere efficacemente alle infezioni e bloccare la proliferazione dei tumori. L’integratore è indicato anche per soggetti sani che cercano di mantenere alte le funzioni immunitarie.

Un sistema immunitario efficiente contribuisce a tenere sotto controllo le infezioni come quelle derivanti da HPV, agendo sulla replicazione del virus e limitando la possibilità che la patologia oncologica possa svilupparsi.

A differenza di altri integratori, l’AHCC ha un’azione non solo terapeutica ma anche preventiva. Ne è indicata l’assunzione in periodi di stress, in presenza di malattie croniche o debilitanti, che possono ridurre lo stato di efficienza del sistema immunitario.

Naturalmente la sola assunzione dell’AHCC non può curare l’HPV, che rimane all’interno delle cellule per tutta la vita del soggetto.

 

Terapie mediche e naturali dei condilomi genitali

I condilomi sono la manifestazione clinica della presenza nell’organismo del Papillomavirus umano (HPV), una patologia a trasmissione sessuale e contagiosa, di cui sono stati identificati 120 tipi diversi. Alcuni sottotipi, in particolare i tipi 6 e 11 HPV sono responsabili del 90% dei condilomi genitali. Il periodo di incubazione del virus è di circa 3 mesi. La maggior parte dei soggetti contagiati guarisce spontaneamente nell’arco di 8/12 mesi, mentre le manifestazioni cliniche del virus si verificano nell’1% della popolazione adulta sessualmente attiva.

La malattia si sviluppa attraverso il contatto diretto cute-cute durante il rapporto sessuale o anale con un partner infetto. Tutti i soggetti infetti sono in grado di trasmettere il virus, benchè solo una minima parte sviluppi le verruche genitali. E’ noto che i condilomi possono ripresentarsi dopo il trattamento nel 50/70% dei casi e ciò è dovuto all’impossibilità di debellare il virus HPV.

 

Come riconoscere i condilomi genitali

I condilomi sono escrescenze di grandezza variabile da pochi millimetri a vari centimetri, che assumo un aspetto a “cresta di gallo” o a “cavolfiore”. Essi si possono riscontrare sulla zona perianale, perineale o sulla vulva. La diagnosi dei condilomi è piuttosto semplice, in quanto essi sono spesso visibili ad occhio nudo, tuttavia in alcuni casi può essere utile affidarsi ad una lenta di ingraidimento o alla colposcopia, detta anche vulvoscopia.

Posso manifestarsi con prurito, bruciore o lieve dolore, benchè nella maggior parte dei casi siano asintomatici. La loro asportazione è importante per evitarne la diffusione rapida su vaste zone cutanee e sulle mucose delle zone limitrofe.

 

Principali trattamenti clinici dei condilomi

Nelle donne giovani e in salute, con un sistema immunitario correttamente funzionante, i condilomi possono scomparire in modo spontaneo nell’arco di 6-12 mesi. Per tenere sotto controllo l’infezione, ne è comunque consigliato il trattamento tempestivo.

I protocolli medici suggeriscono la scelta tra i seguenti trattamenti:

  • Applicazione topica di una soluzione in gel o crema a base di Podofillotossima. Essa può essere utilizzata a cicli (2 applicazioni al dì per 3 giorni seguiti da 4-7 giorni di riposo), per un massimo di 4 cicli, poichè può causare erosioni cutanee accompagnate da dolore.
  • Applicazione locale di una crema topica a base di Imiquimod, un farmaco immunomodulante, cioè in grado di intervenire sulla modificazione del sistema immunitario, rafforzandolo. Benchè meno aggressiva rispetto alla crema di Podofillotossima, può causare altri effetti collaterali quali infezioni fungine e sintomi simil-influenzali. Il prodotto va applicato la sera sulla zona interessata per 3 volte la settimana, per 4 settimane e per un massimo 16 settimane, e rimosso al mattina con acqua e sapone.
  • Trattamento chirugico attraverso vaporizzazione con apparecchio a radiofrequenza, laservaporizzazione che consente una cicatrizzazione più rapida con esiti cicatriziali quasi assenti oppure escissione con ansa diatermica nel caso di lesioni molto grosse. Gli interventi possono essere effettuati ambulatorialmente con anestesia locale.

Come ogni intervento chirugico, si possono verificare contestualmente o tardivamente le seguente complicanze: dolori, lievi perdite ematiche, cicatrici o piccoli ematomi localizzati, infezioni vulvari.

 

Trattamenti naturali  per i condilomi

Per tenere a bada il Papilloma Virus e sconfiggere i condilomi genitali è fondamentale riequilibrare il sistema immunitario che, nei soggetti interessati dalla malattia, è quasi sempre deficitario. Il sistema immunitario può indebolirsi a causa di terapie mediche come la chemioterapia, stress prolungato, mancanza di vitamine o altre sostanze, ecc…Per sostenere l’organismo si può ricorrere ad un integratore alimentare a base di AHCC, una molecola derivante dal fungo giapponese Shiitake, in grado di comportarsi da immunostimolante naturale, privo di effetti collateriali, che può essere assunto anche per lunghi periodi, per prevenire l’insorgenza e la ricomparsa dei condilomi.

Molto spesso esso viene abbinato alle terapie mediche, come coadiuvante delle stesse.

 

Folow up dei pazienti con HPV

Dall’HPV non si guarisce mai definitivamente, in quanto l’organismo non riesce ad espellere il virus. Si può però tenerlo sotto controllo, evitando che dia luogo alla comparsa dei condilomi genitali. Le pazienti devono sottoporsi a controlli periodi poichè le recidive sono molto frequenti e il virus, in presenza di un sistema immunitario indebolito, facilmente prende il sopravvento, anche dopo mesi o anni dalla scomparsa delle prime lesioni o dal contagio.

Benefici dell’assunzione di AHCC nei pazienti affetti da spondilite anchilosante

La spondilite anchilosante è una patologia cronica, ad eziologia autoimmune, che fa parte del complesso delle patologie reumatiche. Può colpire persone di tutte le età, ma è più probabile insorga negli individui in età avanzata e, generalmente, risulta essere più diffusa nei maschi, ma più grave nelle donne.

I sintomi sono caratteristici, perché trattandosi di una patologia della colonna vertebrale, il più importante è il mal di schiena costante, dolore particolarmente acuto accompagnato di rigidità, specialmente al mattino, dopo aver riposato.

Si tratta di una malattia rara, di tipo genetico e a trasmissione familiare, mentre la sua patogenesi è autoimmune.

In questo articolo cercheremo di comprenderne il funzionamento e capire come riuscire a convivere al meglio con questa malattia.

 

Spondilite anchilosante: cos’è e come si mostra

La spondilite anchilosante è una patologia di origine genetica, che colpisce, nella maggior parte dei casi, persone con predisposizione familiare, che hanno una specifica mutazione genetica non dannosa. Il fattore genetico sembra essere il più importante nella predisposizione alla patologia, ma non sembra essere l’unico: il 10% delle persone affette da spondilite anchilosante non presentano segni di mutazione.

Tuttavia non tutti i soggetti che presentano la mutazione sono destinati a sviluppare la malattia, suggerendo che i fattori ambientali influiscono sulla sua patogenesi.

Il sistema immunitario, in questa patologia, ha un ruolo primario: attacca le strutture stesse dell’organismo con particolare riferimento alle articolazioni, quelle della schiena ma non solo. Il problema si può estendere al tallone, alle dita della mano e dei piedi e, in alcune situazioni anche all’intestino e all’occhio, suggerendo la presenza di strutture antigeniche simili a quelle della schiena che vengono attaccate dal sistema immunitario.

Il sintomo principale è, comunque, il mal di schiena, che viene riferito dalla quasi totalità dei pazienti. In presenza di dolore persistente a carico della schiena, è quindi molto importante rivolgersi al medico, perché una diagnosi precoce consente di limitare i danni che la patologia può provocare. La spondilite, infatti, tende a peggiorare nel tempo, è progressiva.

Chi ne soffre ha comunque la possibilità di vivere una vita normale, pur con qualche accorgimento e csotto costante osservazione medica.

Per quanto riguarda il trattamento, non esiste una terapia risolutiva per la spondilite, e questo significa che i farmaci e gli integratori naturali prescritti ai pazienti mirano al controllo dei sintomi, in particolare del dolore.

Dal punto di vista farmacologico, poiché la patologia è causata da un’iperattivazione del sistema immunitario, si consiglia l’assunzione di farmaci immunosoppressori e  antinfiammatori, di solito non steroidei, congiuntamente ad altri medicinali inibitori dei trasmettitori che perpetuano lo stimolo infiammatorio.

Il trattamento farmacologico, comunque, si effettua per lo più al bisogno.

 

Spondilite anchilosante: vivere meglio si può

Oltre alla terapia farmacologica descritta, i pazienti possono attingere anche ad una serie di trattamenti naturali che non permettono la guarigione ma possono supportare l’azione dei farmaci al fine di controllare meglio il dolore e, per quanto possibile, interrompere o rallentare la progressione della malattia.

Un primo aspetto fondamentale nell’approccio terapeutico alla spondilite è il controllo del peso, che permette di ridurre il dolore alla schiena. Le persone obese o sovrappeso tendono a vivere in modo peggiore questa patologia perché, oltre all’infiammazione cronica, la schiena deve compiere un lavoro di carico superiore. Anche l’attività fisica, compresa la fisioterapia nei casi più gravi, è fondamentale, perché consente di muovere le vertebre alleggerendo così l’infiammazione. Esistono comunque degli esercizi specifici per i malatia di spondiloartrite.

Tutte le abitudini che potrebbero peggiorare lo stato infiammatorio, poi, devono essere interrotte: il fumo, in particolare, è una delle peggiori, ma anche una dieta non equilibrata e ricca di acidi grassi pro-infiammatori (come, per esempio, un abuso di fritti e poca assunzione di acqua), tendono ad aggravare la condizione e vanno quindi evitati.

Tra le molecola naturali che si possono assumere sotto forma di integratori alimentari, è indicata l’AHCC, di derivazione fungina, che stimola le cellule infiammatorie aspecifiche del sistema immunitario, a scapito di quelle specifiche, le quali causano la sintomatologia e l’attacco alle proprie strutture. In questo modo è possibile non solo ridurre l’infiammazione, ma anche garantire una miglior protezione contro i patogeni esterni, ricordando che le malattie infettive (spesso favorite a causa dell’assunzione dei farmaci antinfiammatori) tendono, nel complesso, a peggiorare il quadro clinico.

Attuare tutti questi comportamenti sani e assumere con regolarità un integratore di AHCC a supporto della terapia farmacologica, risulta molto utile per poter continuare a svolgere una vita attiva, convivendo al meglio con una patologia per la quale ancora non vi è una cura specifica e risolutiva.

AHCC negli over 65

La geriatria è una branca che studia e cerca di risolvere le patologie che colpiscono il paziente anziano, spesso causando conseguenze debilitanti, che impediscono il mantenimento della propria autosufficienza.

In un mondo in cui la vita media è in costante aumento, le patologie che colpiscono la popolazione anziana costituiscono un grande problema sia a livello personale, per chi le vive, che a livello sociale. E’ per questo che la prevenzione delle patologie degli over 65, dove possibile, risulta fondamentale sotto molteplici aspetti.

Uno dei motivi per cui l’età avanzata è deleteria per la salute sono le modifiche al sistema immunitario, che tende a perdere la propria capacità di difesa dell’organismo, con il passare degli anni. Supportarne le funzionalità permette quindi di evitare la maggior parte delle patologie, sia dovute ad agenti esterni come virus e batteri, sia generate dal proprio organismo, come le malattie autoimmuni.

 

Come cambia il sistema immunitario nell’anziano?

Tra le modifiche più importanti del sistema immunitario nel soggetto anziano abbiamo un minor turnover delle cellule del sistema immunitario. Queste tendono ad agire meno velocemente verso i patogeni, e ciò lascia la strada libera anche allo sviluppo delle patologie che, in un adulto, normalmente, non si svilupperebbero. Tra le principali modifiche possiamo ricordare:

  • minor capacità di distinguere gli antigeni propri dell’organismo e quelli esterni. Questa è la causa per cui le malattie autoimmuni, ovvero patologie nelle quali il sistema immunitario attacca l’organismo stesso, che sono più frequenti nell’età avanzata;
  • sistema immunitario più lento. Sono più lenti i linfociti T, che si occupano di riconoscere gli antigeni, e sono più lenti anche i macrofagi, che si occupano della loro distruzione. I macrofagi si occupano anche della distruzione delle cellule tumorali che vengono riconosciute dal sistema immunitario, e questo è il motivo per cui le neoplasie sono più frequenti nelle persone anziane.
  • minore protezione dell’organismo rispetto ai soggetti adulti, poichè la produzione generale di globuli bianchi diminuisce;
  • diminuzione della quantità di anticorpi e della quantità di proteine del complemento, entrambe necessarie allo sviluppo di una corretta risposta immunitaria.

La riduzione di questi fattori non è repentina, ma avviene nel corso degli anni. Lo scopo delle terapie naturali immunostimolanti è di limitare il più possibile questo decadimento delle funzioni del sistema immunitario. Tutto ciò si attua, ovviamente, in primis adottando uno stile di vita sano e poi assumendo prodotti specifici in grado di migliorare lo stato immunitario dell’anziano.

Ad uno stile di vita sano concorre anzitutto l’alimentazione, perché abitudini errate possono favorire lo sviluppo di infiammazioni, particolarmente pericolose in organismo deboli dal punto di vista immunitario. L’attività fisica, poi, tende a mantenere alto lo stato del sistema immunitario, quindi essa non andrebbe mai interrotta, anche nei pazienti over 65.

 

L’AHCC nel paziente anziano

Riguardo invece ai prodotti che è possibile utilizzare per il supporto del sistema immunitario, l’AHCC ha dimostrato di essere uno dei più importanti.

Si tratta di un estratto da cellule del fungo Lentinula edodes, che ha mostrato la capacità di supportare il sistema immunitario, in particolare le cellule dell’immunità aspecifica, che agisce principalmente contro i virus e i batteri, un’azione fondamentale nell’anziano, considerato che le malattie infettive sono la quarta causa di decesso superati i 65 anni.

Questo aumento delle cause di decesso è causato da una diminuzione dell’immunità cellulo-mediata, che l’AHCC è in grado invece di stimolare.

La sua capacità permette di far crescere il numero dei linfociti Natural-Killer, una classe linfocitaria aspecifica è in grado di riconoscere gli antigeni non-self (ossia, non appartenenti all’organismo stesso) ed eliminarli. Supportare queste popolazioni cellulari risulta quindi essere fondamentale per poter evitare l’attacco dai patogeni esterni ma anche lo sviluppo di cellule neoplastiche, di cui si occupano proprio i linfociti Natural-Killer.

Gli studi hanno mostrato come l’assunzione di AHCC non solo permette di aumentare la popolazione cellulare NK, ma anche di innalzare la produzione di citochine, i messaggeri chimici che richiamano le cellule nel punto in cui si ha uno sviluppo infiammatorio oppure neoplastico; in questo modo l’azione dell’organismo è migliore rispetto a quanto accadrebbe senza l’assunzione della molecola.

Molto importante è assumere costantemente AHCC nel corso della vita, perché è stato mostrato come l’azione migliorativa del sistema immunitario tende vanificarsi quando si hanno interruzioni nella sua assunzione. E’ ancora più importante, chiaramente, assumerlo in presenza di una patologia di tipo autoimmune, senza trascurare la sua funzione preventiva nell’individuo sano.

Nel complesso, l’AHCC permette di migliorare nettamente lo stato del sistema immunitario nei pazienti over 65, contrastando quello che è un processo di decadimento fisiologico dell’organismo umano.

 

Fonti:

https://www.researchgate.net/publication/45339488_Effects_of_extrinsic_and_intrinsic_factors_on_age-associated_decline_in_natural_killer_cell_activity_during_primary_influenza_infection

https://www.msdmanuals.com/it-it/casa/disturbi-immunitari/biologia-del-sistema-immunitario/effetti-dell-invecchiamento-sul-sistema-immunitario

Amiloidosi: cause, sintomi e terapie

Con il termine “amiloidosi” si intende un gruppo di patologie rare, più o meno gravi, che dipendono dalla deposizione negli organi e nei tessuti di una particolare sostanza detta sostanza amiloide, di matrice proteica.

Si tratta di una serie di proteine anomale, che l’organismo inizia a produrre per motivi diversi e che  circolano nell’organismo depositandosi nei diversi organi, in posti diversi a seconda della tipologia di amiloidosi di cui si soffre. Questi depositi, chiaramente, interferiscono con il normale funzionamento degli organi causando una sintomatologia che può essere anche piuttosto grave.

In alcune situazioni gli accumuli interessano un solo organo, e allora si parla di amiloidosi localizzata, mentre in altre situazioni si parla di amiloidosi generalizzata o sistemica, con gli accumuli che si ritrovano in più organi.

 

Amiloidosi: le cause e i sintomi

Le cause delle amiloidosi dipendono in generale da un’iperproduzione di proteine causata da alcune cellule, solitamente le plasmacellule che normalmente produrrebbero gli anticorpi. Se queste cellule producono proteine in modo anomalo, pur continuando a produrre anche gli anticorpi, formano delle proteine diverse, con una struttura che non ha uno scopo specifico all’interno dell’organismo. Si tratta di proteine lineari, piuttosto grandi, più delle proteine che il rene riesce ad eliminare.

Questo significa che i depositi proteici, una volta creati, rimangono all’interno del sangue, e iniziano a depositarsi nei diversi organi, compromettendone il funzionamento.

La produzione può dipendere da diverse cause, tra cui le più comuni vi sono:

  • un difetto delle plasmacellule che producono anticorpi, che in alcuni casi può essere associato ad una specifica neoplasia, il mieloma. In questo caso il sovrannumero di cellule causa una produzione eccessiva di sostanza amiloide;
  • infiammazioni croniche, come l’artrite reumatoide, che richiamano costantemente le cellule infiammatorie nella sede dell’infiammazione che persiste fin quando queste cellule non iniziano a produrre questa sostanza in grandi quantità;
  • anomalie genetiche relative ad un organo, che rappresentano una causa ereditaria e sono una delle casistiche più rare di amiloidosi. Se l’anomalia colpisce un solo organo, primariamente, il problema può essere risolto con un trapianto, riuscendo così ad eliminare la patologia e a riprendere una vita normale.

La diagnosi di amiloidosi può essere complessa, viste le tante malattie che possono mostrare sintomi simili. Tuttavia la diagnosi definitiva si ha solo vedendo i depositi di sostanza amiloide, che si può ottenere prelevando una parte di tessuto dall’organo malato (biopsia) e osservandolo al microscopio. Esistono anche altri tipi di esami, come la scintigrafia, che consentono di diagnosticare l’amiloidosi con un metodo meno invasivo rispetto alla biopsia, e sono utili soprattutto per capire in quali organi si deposita la sostanza, mentre con la biopsia si interviene già conoscendo l’organo potenzialmente interessato dalla malattia, sulla base dei sintomi del paziente.

 

La terapia per l’amiloidosi

La terapia per l’amiloidosi è complessa perché al momento non esistono delle cure che permettano di rimuovere direttamente i depositi di amiloide dall’organismo, che costituirebbe una risoluzione definitiva a questa malattia.

Le terapie mirano quindi sia a diminuire la produzione di sostanza amiloide, sia a curare il singolo organo colpito. Esse dipendendo, in generale, dalla causa primaria dell’amiloidosi. Nell’evenienza in cui la causa sia un mieloma si ricorre per esempio alla chemioterapia, mentre se si tratta di un’infiammazione cronica, generalmente si somministrano le molecole antinfiammatorie. L’amiliodosi causata da un problema genetice, che può interessare un singolo organo, può invece essere risolta con il trapianto.

Questo significa che non esiste uno “standard” nel trattamento dell’amiloidosi, ma che tutto dipende dall’individuazione delle cause e dalla scelta della terapia più indicata di caso in caso. Le diverse cure disponibili portano, ad oggi, ad una buona prospettiva di vita dei pazienti, al contrario di quanto accadeva in passato.

 

La terapia nutrizionale può essere d’aiuto

In generale, le terapie non farmacologiche possono essere d’aiuto sia nell’ottica di limitare il progredire della patologia, sia in quella di migliorare la qualità della vita del paziente.

Una delle più interessanti è la possibilità di usare la micoterapia per ridurre la produzione di sostanza amiloide. Molecole come l’AHCC sono in grado di stimolare l’attività dell’immunità aspecifica nell’organismo, ottenendo in questo modo un abbassamento dell’immunità specifica, responsabile della produzione di anticorpi.

Questo supporto è utile sia in patologie come l’artrite reumatoide, che può causare a sua volta l’amiloidosi, sia in altre condizioni, come il mieloma o le forme causate da problemi genetici, in cui l’aumento della produzione di anticorpi è dovuto all’aumento dell’attività delle plasmacellule. Se queste cellule vengono

“tenute a bada” da un mix di terapie tradizionali e naturali, la deposizione della sostanza amiloide diminuirà, con il conseguente miglioramento della sintomatologia.

Come detto all’inizio, tuttavia, la terapia si limita al ridurre la produzione di sostanza amiloide, ma non è d’aiuto nel momento in cui i depositi sono già presenti, perché non riesce a rimuoverli. In questi casi è comunque importantissima una terapia sintomatologica precisa, che varia da caso a caso e che deve essere studiata in modo personalizzato sul singolo paziente.

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