Fascite e AHCC

La fascite è un’infiammazione o un anomalo accrescimento di una fascia, cioè del connettivo di natura fibrosa formato da collagene, che collega i muscoli e fornisce loro sostegno e protezione. Le fasciti rappresentano una condizione patologica poco comune e ne esistono diverse tipologie. Tra le quattro tipologie di fasciti note in medicina, la fascite necrotizzante è l’unica ad avere eziologia infettiva ed è causata da batteri (tipicamente stafilococchi o streptococchi) che attaccano la fascia sottocutanea causandone la rapida necrosi, con esito spesso infausto per il paziente: morte per shock settico o gravissime lesioni sono comuni, se la patologia non viene riconosciuta e trattata tempestivamente.

Le altre tre tipologie di fascite (eosinofila, plantare, monocitica) hanno diverse cause, per la maggior parte ancora sconosciute benché siano state avanzate delle ipotesi. La fascite plantare è provocata da una lacerazione della fascia plantare, colpisce più comunemente gli sportivi ed i soggetti obesi ed è causata da stili di vita errati, incidenti in allenamento, calzature non adeguate o piede piatto. La fascite eosinofila è classificata come malattia reumatica autoimmune e provoca progressivi indurimento, infiammazione e gonfiore negli arti inferiori e superiori; il nome deriva dall’aumento, nelle analisi del sangue, dei granulociti eosinofili, cellule del sistema immunitario che aumentano in caso di reazioni allergiche o autoimmuni. La fascite monocitica, infine, consiste in una forma molto rara di sindrome auto infiammatoria cronica caratterizzata da febbri periodiche: le cause sono sconosciute ma è molto probabile siano correlate ad una attivazione anomala del sistema immunitario.

I sintomi della fascite sono vari, ma comprendono dolore acuto e pungente localizzato a piede e tallone (più tipico della fascite plantare), gonfiore ed infiammazione degli arti con indurimento e blocco del movimento (fascite eosinofila), febbre, vesciche, bolle, trombosi e necrosi tissutale con shock settico (fascite necrotizzante). Il trattamento delle fasciti, con l’esclusione della fascite necrotizzante che richiede un’aggressiva terapia antibiotica e chirurgica, comprende la somministrazione di farmaci antinfiammatori (FANS), corticosteroidi, antistaminici, riposo, massaggi specifici, tutori e plantari per alleviare la tensione. L’uso degli antinfiammatori è piuttosto controverso per la fascite plantare perché nonostante la presenza di dolore che è il sintomo tipico, non ci sono evidenze di infiammazione nel piede dei soggetti colpiti (tipicamente sportivi e soggetti obesi il cui peso schiaccia le parti molli del piede).

Il motivo per cui si sviluppano determinate tipologie di fascite (in particolare la fascite eosinofila) è ancora non noto. Alcuni ricercatori ritengono che la fascite sia causata da un evento scatenante non ancora individuato che provoca una risposta anormale del sistema immunitario, ad esempio una reazione allergica, che spiegherebbe l’aumento dei granulociti eosinofili negli stadi precoci della malattia.             Questa anomala risposta immune provoca l’aumento delle cellule immunitarie ed il loro accumulo in altri tessuti del corpo, con i sintomi tipici: indurimento delle fasce muscolari negli arti, ispessimento della cute e dei tessuti. La malattia potrebbe anche rappresentare una variante della sclerodermia o della sindrome fascite-panniculite.

Un indebolimento del sistema immunitario potrebbe spiegare l’insorgenza della fascite necrotizzante, una condizione rara ma potenzialmente letale che richiede un trattamento rapido sia antibiotico che chirurgico per scongiurare la perdita dell’arto o la morte del paziente per shock settico. Le cause della fascite necrotizzante sono conosciute, ma si ignora il motivo per cui alcuni soggetti vengano colpiti da questa forma estremamente aggressiva di infezione del tessuto sottocutaneo. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che infezioni da parte di streptococchi di gruppo A (in particolare Streptococcus pyogenes, responsabile di infezioni alla gola ed ai tessuti molli) esauriscano le capacità del sistema immunitario, rendendolo più sensibile ad infezioni secondarie; uno studio di fase III condotto negli Stati Uniti ha confermato questa ipotesi.

Sarebbe possibile rafforzare il sistema immunitario nei soggetti a rischio di sviluppare fascite plantare, fascite eosinofila e fascite necrotizzante (sportivi, pazienti obesi, persone con ripetute infezioni da streptococchi gruppo A)? Seguire uno stile di vita sano ed una dieta corretta sono già di per sé in grado di rafforzare il sistema immunitario, ma esistono anche composti immunomodulanti naturali in grado di rafforzare e supportare l’immunità innata e specifica. AHCC (Active Hexose Correlated Compound), già utilizzato come ricostituente dopo la chemioterapia, è in grado di aumentare la risposta anticorpale e l’azione delle cellule dendritiche e Natural Killer, in grado di produrre citochine ad azione difensiva.

Derivato dal micelio di funghi medicinali, AHCC ha una formulazione che comprende frazioni a basso peso molecolare di polisaccaridi lineari titolati e standardizzati. Una volta assorbiti interi nell’intestino tenue i glucani contenuti in AHCC raggiungono il sistema reticolo-endoteliale dove vengono attivati e conferiscono all’ospite una protezione fisiologica contro una varietà di offese esterne. Ci sono numerosi studi, pubblicati su riviste internazionali, che confermano come l’integrazione di AHCC alla dieta possa sostenere il sistema immunitario e rappresentare un sostegno alle capacità dell’organismo di inibire la proliferazione dei batteri sin dalle prime fasi. Anche nelle fasciti causate da reazioni autoimmuni o dall’attacco di batteri patogeni, AHCC potenzia l’attività immunitaria e riduce le reazioni infiammatorie, contribuendo ad alleviare i sintomi dell’infiammazione e sopprimendo le infiltrazioni di cellule infiammatorie nei tessuti, che si verificano specialmente nella fascite eosinofila.

 

Fonti:

https://rarediseases.org/rare-diseases/eosinophilic-fasciitis/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30899798

https://www.sciencedaily.com/releases/2008/08/080813120743.htm

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29558822

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23194525

 

 

NKLife AHCC, un integratore per le donne

Gli integratori di AHCC sono particolarmente indicati per la popolazione femminile, colpita duramente dal carcinoma della cervice uterina causato nel 99,8% dei casi dall’infezione da papilloma virus umano (HPV). Sono quasi 3000 le donne colpite ogni anno da questa patologia. I ceppi del virus coinvolti nell’insorgenza della malattia sono 4. Si tratta di un virus che si trasmette per via sessuale, quindi strettamente legato alla mancanza di precauzioni duranti i rapporti. Peraltro l’HPV è responsabile anche di altre neoplasie come quelle all’ano, all’orofaringe, alla vagina, alla vulva e al pene.

Per le donne esiste uno screening specifico per la rilevazione della presenza dell’HPV e consiste nel pap-test, da eseguire ambulatorialmente presso il proprio ginecologo. Il test rileva precocemente la presenza di cellule precancerose atipiche oppure lesioni neoplastiche conclamate, portando ad una diminuzione dell’incidenza della malattia oncologica fino all’80%.

Sono molte le donne che scoprono di essere affette dal cancro proprio grazie a questo screening, in quanto presentano già una displasia o addirittura un carcinoma in situ. In questi casi la paziente verrà sottoposta ad un protocollo di cure che prevede l’intervento chirugico, la radioterapia e la chemioterapia, con conseguenti effetti collaterali che andranno a diminuire la sua qualità di vita.

Dal cancro della cervice si può trattare efficamente, portando il soggetto in remissione, tuttavia il papilloma virus non si può eradicare, dunque rimane nell’organismo per tutta la vita. Esso si inserisce nella cellula e rimane silente anche per anni.

Per evitare la ricomparsa del tumore, è fondamentale mantenere alte le difese immunitarie della paziente e per farlo è opportuno che ella assuma regolarmente un integratore di AHCC che ha la capacità di stimolare le cellule NK, i linfociti deputati al killing antivirale. Numerosi studi sia in vitro sia clinici hanno dimostrato l’efficacia di NKLife AHCC nel trattamento del cancro alla cervice attraverso una puntuale stimolazione del sistema immunitario, favorendo anche le terapie tradizionali e intervenendo a smorzare gli effetti collaterali delle stesse. Si tratta quindi di una vera e propria immunoterapia naturale.

Sono i glucani contenuti nella molecola di AHCC (Active Hexose Correlated Compound), derivante da una frazione del micelio del fungo Shiitake, a promuovere la risposta immunitaria contro le infezioni. In modo particolare si è osservato come l’HACC supporti l’azione di citochine e anticorpi, andando ad equilibrare il sistema difensivo , bloccando la proliferazione angiogenetica neoplastica, e stimolando la quella linfocitaria.

Uno studio dell’Università del Texas ha sperimentato l’azione di AHCC su una linea cellulare infetteta da HPV, dimostrando l’eradicazione della presenza virale in 90 giorni senza che vi fosse una sua ricomparsa successiva, abbastanza tipica di questo virus che rimane nascosto nel DNA cellulare. Nell’erdicazione del virus hanno un ruolo fondamentale i linfociti NK e le cellule dendritiche.

E’ in fase di studio un trial clinico di fase II randomizzato in doppio cieco per verificare se nell’uomo è possibile arrivare ad una eradicazione del virus così come si è ottenuto sui ratti. Sicuramente la molecola di AHCC ha un grosso potenziale, pertanto già è ritenuta per la comunità scientifica un’integrazione coadiuvante della chemioterapia nel trattamento del cancro della cervice.

I risultati ottenuti dalle varie sperimentazioni condotte negli ultimi vent’anni sul potenziale curativo di AHCC vengono periodicamente presentati ai convegni medici e, pur necessitando di ulteriori approfondimenti in merito ai meccanismi d’azione della molecola, le sue proprietà sono ritenute idonee per il rafforzamento delle difese contro infezioi virali e batteriche. In occasione dell’11esimo congresso internazionale della Society for Integrative Oncology (SIO) ad Houston, sono stati presentati i risultati di uno studio su 10 donne positive all’HPV che sono state trattate con l’estratto di AHCC assunto per via orale per 10 mesi. Al termine del trial 5 pazienti sono risultate negative al test e 3 avevano eradicato totalmente il virus, mentre 2 hanno proseguito con il trattamento.

 

L’eradicazione del papilloma virus umano è sempre stata considerata impossibile, in quanto il genoma del virus si integra in quello delle cellule umane e ciò permette al virus di manifestarsi in qualsiasi momento, ad esempio in caso di indebolimento del sistema immunitario. L’efficacia di AHCC si basa sul concetto di immunoterapia, ovvero sfruttare lo stesso sistema immunitario per combattere la malattia riattivando le cellule Natural Killer e le cellule dendritiche e spingendole a reagire contro il virus, eliminandolo dalle cellule nelle quali si nasconde; rappresenta quindi un utile alleato delle donne per combattere un tumore insidioso.

Fonti:

 

https://www.tmc.edu/news/2014/12/unexpected-threat-hpv/

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fonc.2019.00173/full

https://accpjournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1592/phco.31.3.280

 

Sindrome di Reiter, una malattia del sistema immunitario

La sindrome di Reiter è una patologia ad eziologia infettiva legata all’insorgenza di processi infiammatori che colpiscono diversi organi. La causa primaria dell’infiammazione è l’infezione scatenata da batteri a trasmissione sessuale ed oro-fecale, solitamente Chlamydia trachomatis, Salmonella spp, Shigella spp, Yersinia spp e Campylobacter spp. Nella sindrome di Reiter, circa 2-3 settimane dopo l’infezione batterica, si verifica un improvviso malfunzionamento del sistema immunitario che può colpire le articolazioni, l’uretra e gli occhi (la cosiddetta triade). La sindrome di Reiter in gran parte dei casi si limita ad interessare le sole articolazioni, nel qual caso viene chiamata artrite reattiva. I sintomi sono molto variabili ma comprendono dolore, tumefazione ed infiammazione delle grandi articolazioni, congiuntivite con eritema e bruciore, eruzioni cutanee, diarrea, febbricola. La sindrome di Reiter è poco comune (1 caso ogni 2.500 persone) e colpisce maggiormente uomini di età compresa tra 15 e 40 anni. In alcuni soggetti (specialmente donne) l’uretrite e la congiuntivite possono essere asintomatiche, renderlo difficoltosa l’individuazione della triade e ritardando di conseguenza la diagnosi della sindrome.

Le cause della sindrome di Reiter non sono ancora note, ma perché il processo infiammatorio abbia inizio si devono necessariamente verificare un’infezione da parte di alcuni batteri intestinali, urinari o genitali e subito dopo il malfunzionamento del sistema immunitario, come accade nelle patologie autoimmuni in cui le cellule immunitarie attaccano organi e tessuti dell’organismo stesso. Quindi l’infezione batterica è l’evento scatenante, ma il principale colpevole dello sviluppo della sindrome è l’anomalia del sistema immunitario. Sono state indagate anche possibili predisposizioni genetiche, come l’essere portatori del gene HLA-B27 (dal 60 al 90% dei casi di sindrome di Reiter), ma i meccanismi che portano a tale predisposizione non sono chiari. Ad oggi è possibile curare le infezioni che causano la sindrome, ma la sindrome stessa non ha alcuna terapia specifica: i sintomi infiammatori e l’anomala risposta del sistema immunitario possono essere trattati con antinfiammatori, corticosteroidi ed antireumatici, che però presentano il problema di effetti collaterali notevoli.

Nella maggior parte dei casi la sindrome di Reiter causa una artrite reattiva che viene classificata nello spettro delle spondiloartriti, ovvero quelle patologie che causano infiammazione delle articolazioni e dei tendini che collegano le articolazioni alle ossa ed ai muscoli, spesso come risultato di una infezione. Il gene HLA-B27, riscontrato nel 75% dei soggetti affetti da sindrome di Reiter, è stato anche associato a persone colpite da spondilite anchilosante e questa scoperta fa propendere per una maggiore suscettibilità genetica dei portatori verso disfunzioni immunitarie.

Il meccanismo patogenetico che causa la deregolazione del sistema immunitario nella sindrome di Reiter è ancora ignoto, ma è probabilmente coinvolto il cosiddetto mimetismo molecolare: in alcuni soggetti, la risposta immunitaria diretta contro specifici antigeni successivamente alla sconfitta dell’infezione si trasforma in risposta immune contro antigeni self simili a quelli microbici. Sono noti in letteratura numerosi casi di mimetismo molecolare contro antigeni batterici, tra cui manifestazioni autoimmuni dopo infezioni ripetute da Streptotoccus pyogenes. Alcuni studi hanno anche segnalato un possibile ruolo da parte del microbioma intestinale, che sarebbe alterato nei soggetti affetti dalla sindrome, ma i dati disponibili sono limitati.

L’assenza di una specifica cura per l’infiammazione causata dalla sindrome di Reiter ha portato la comunità medica ad interrogarsi sul possibile effetto benefico di alcuni integratori immunomodulanti nel ridurre l’infiammazione e l’iperattività del sistema immunitario. Tra questi merita di essere menzionato l’AHCC, un integratore coadiuvante del sistema immunitario di supporto contro infiammazioni, stanchezza, effetti collaterali dei chemioterapici ed altre patologie croniche. Estratto dal micelio del fungo shiitake, l’AHCC è un insieme di glucidi lineari (alfa e beta glucani) noti per effetti benefici sul sistema immunitario, con il vantaggio di un basso peso molecolare che permette ai nutrienti di essere assorbiti ed utilizzati in toto senza subire modificazioni chimiche che potrebbero diminuirne la disponibilità.

L’efficacia di AHCC come ricostituente ed immunomodulante è stata provata da numerosi studi sia in Giappone (Paese di origine dell’estratto) sia in altri Paesi in patologie come cancro, infezioni e malattie infiammatorie croniche di carattere reumatico. AHCC ha dimostrato di poter controllare l’attività infiammatoria scatenata dalle cellule appartenenti al sistema immunitario: esercita un effetto protettivo nel modello animale del diabete di tipo 1 e, in ratti affetti da malattia cronica intestinale, AHCC ha attenuato l’infiammazione del colon e l’espressione delle citochine e chemochine proinfiammatorie in modo simile al farmaco solitamente utilizzato per tale malattia, migliorando allo stesso tempo la disponibilità di composti antiossidanti come il glutatione.

L’integratore AHCC può portare benefici a pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche con una forte componente autoimmunitaria come l’artrite reattiva (sindrome di Reiter), il morbo di Crohn, il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla. Anche se non rappresenta ancora una terapia definitiva ed a sé stante per mancanza di studi definitivi sui suoi effetti, utilizzato sotto controllo medico ed in combinazione con le attuali terapie AHCC contribuisce a modulare positivamente il sistema immunitario.

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29455267

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25199646

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK499831/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6835407/

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/mnfr.201400364

https://academic.oup.com/jn/article/137/5/1222/4664590

https://insights.ovid.com/international-immunopharmacology/intim/2016/10/000/active-hexose-correlated-compound-modulates-lps/34/00130056

 

AHCC contro la congiuntivite allergica

L’AHCC è una molecola estratta dal fungo shiitake, noto da sempre nelle medicina tradizionale cinese e giapponese e oggi utilizzato anche dalla medicina occidentale come importante coadiuvante di varie terapie. Grazie al suo basso peso molecolare, entra integra nelle cellule ed espleta in toto la sua azione immunomodulante, rendendosi particolarmente utile nei casi di malattia cronica di origine autoimmune, nella terapia dell’HPV, contro i sintomi avversi della chemioterapia e, in generale, per rafforzare le difese immunitarie dei pazienti. Inoltre inibisce le reazioni infiammatorie specifiche ed autoimmuni.

Numerosi studi clinici hanno messo in luce come l’AHCC sia in grado di coordinare la risposta infiammatoria contro agenti patogeni come quelli responsabili della congiuntivite allergica, mantenendo l’omeostasi delle cellule immunitarie attivate.

La congiutivite allergica è un disturbo piuttosto comune della congiuntiva causato da una reazione allergica. Gli allergeni aerei sono tra le sostanze che maggiormente causano questa malattia. I sintomi tipici sono: arrossamento dell’occhio, lacrimazione, gonfiore, secrezioni nasali e stimolo a starnutire. Le terapie sono sintomatiche e consistono nell’applicazione locale di colliri antistaminici e corticosteroidi e lacrime artificiali.

Perché la congiuntiva reagisce agli allergeni con una risposta infiammatoria? La congiuntiva è la membrana che riveste internamente la palpebra e, quando l’occhio si chiude, è a contatto con la sclera dell’occhio (il cosiddetto bianco). Questa membrana contiene numerose cellule appartenenti al sistema immunitario dette mastociti, la cui funzione è liberare istamina in reazione ad uno stimolo. L’istamina è un mediatore chimico infiammatorio ed è contenuta in granuli all’interno dei mastociti: in risposta ad un allergene (acari, polvere, spore, pollini, pelo di animali ecc.) i mastociti liberano l’istamina che richiama altre cellule del sistema immunitario ma soprattutto causa infiammazione oculare di tipo allergico.

La congiuntivite allergica può essere lieve o grave e ci sono soggetti che ne soffrono per prolungati periodi dell’anno. Le forme più comuni sono la cosiddetta febbre da fieno (stagionale, causata da spore di polvere o erba, da pollini delle graminacee ed altre sostanze) e la congiuntivite allergica annuale. In primavera la forma più frequente è la cheratocongiuntivite primaverile, tipica dei ragazzi fino a 20 anni, che può essere accompagnata da eczema, asma o manifestazioni cutanee e talvolta interessa anche la cornea, provocando lo sviluppo di piccole ulcere dolorose e sensibili alla luce solare. Il bruciore e la lacrimazione agli occhi possono essere molto fastidiosi e l’intenso grattamento può anche provocare lesioni con sovra-infezioni batteriche. Nei casi più gravi il soggetto deve ricorrere all’assunzione di antistaminici per via orale, per dare sollievo alla sintomatologia.

Normalmente, la reazione immunitaria è indirizzata verso agenti estranei patogeni, allo scopo di proteggere l’organismo. Quando l’organismo indirizza l’immunità verso cellule o tessuti self, si è in presenza di una reazione autoimmune; altre deviazioni immunitarie invece, come nel caso delle allergie, indirizzano la risposta immune contro sostanze appartenenti all’ambiente ed innocue. Perché l’organismo reagisce contro antigeni inoffensivi? In certi soggetti l’immunità produce una risposta inusuale verso molecole non patogene, ma non si conoscono con certezza i meccanismi di instaurazione delle allergie. È stato ipotizzato che un contatto limitato con antigeni ambientali possa sensibilizzare eccessivamente il sistema immunitario, poco “allenato” a discriminare tra agenti patogeni ed innocui e di conseguenza iper-responsivo verso alcune molecole in realtà non pericolose. Tuttavia, è stato anche osservato che la sensibilizzazione verso agenti ambientali in molti casi è tardiva, ovvero si sviluppa in maniera silente e si attiva (con la sintomatologia correlata) solo dopo un secondo contatto con tali agenti.

È probabile che alcuni agenti modulanti le reazioni immunitarie possano rappresentare un aiuto per le persone colpite da congiuntivite allergica o allergie stagionali. La modulazione del sistema immunitario è un campo di studi piuttosto recente, che sta interessando gli scienziati per la possibilità di insegnare alle cellule immunitarie a reagire solo agli agenti estranei nei casi in cui sia presente una auto-immunità o una deregolazione immune, le quali portano le cellule a combattere cellule self o ad attaccare antigeni ambientali. Uno studio condotto sulle cellule immunitarie ha dimostrato che AHCC, un composto immunomodulante naturale estratto dal micelio del fungo giapponese shiitake, è in grado di aumentare la risposta immunitaria specifica contro i patogeni inibendo le attivazioni improprie e funzionando quindi come coadiuvante e promuovente l’attività dei linfociti.

In studi clinici controllati ed in esperimenti su animali da laboratorio, AHCC si è dimostrato capace di coordinare la risposta immunitaria contro agenti patogeni e, allo stesso tempo, di mantenere l’omeostasi delle cellule immunitarie non attivate, suggerendo la sua capacità di inibire attivazioni improprie dell’immunità aspecifica.

Il fungo shiitake (Lentinula edodes) è noto da millenni nella medicina tradizionale cinese, ma solo da pochi anni la medicina moderna ne ha scoperto le innumerevoli proprietà. Il preparato dal micelio del fungo AHCC (Active Hexose Correlated Compound), grazie al basso peso molecolare delle frazioni attive polisaccaridiche, penetra integro nelle cellule e funziona come immunomodulante, fornendo protezione contro una serie di agenti biologici. Attualmente l’integratore AHCC viene prescritto nell’ambito di numerose terapie (antibatteriche, antivirali, antineoplastiche) come coadiuvante e ricostituente dell’immunità, giocando un ruolo nell’orchestrare la risposta immunitaria inibendo le reazioni infiammatorie aspecifiche ed autoimmuni.

 

Fonti

 

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18791928

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4388943/

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0308814612014410?via%3Dihub

https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1534735419866908

 

Morbo celiaco e sistema immunitario

La celiachia è una malattia molto comune (colpisce circa 1 persona su 100) causata da una reazione immunitaria al glutine in persone geneticamente predisposte. Il glutine è una proteina complessa presente in alcuni cereali. Nelle persone celiache il sistema immunitario attacca il glutine, scatenando una risposta infiammatoria che coinvolge l’intestino tenue e provoca sintomi quali diarrea, vomito, dolore e gonfiore addominale, malassorbimento, astenia e ritardi nella crescita.

Il glutine è formato da diverse subunità proteiche. La reazione immunitaria si verifica contro una di queste subunità, chiamata gliadina: l’aggressione delle cellule immunitarie si esplica a livello intestinale causando un’infiammazione intensa, dovuta alla produzione di citochine (TNF-alfa, IL-2 e IL-4), che progressivamente manda le cellule in apoptosi e distrugge i villi intestinali fino alla loro scomparsa. I villi intestinali sono deputati all’assorbimento delle sostanze nutritive ed il loro danneggiamento può portare a serie problematiche, tra le quali sindromi da malassorbimento e sintomi extraintestinali a carico di diversi organi. Per evitare danni all’intestino, i pazienti celiaci non devono assumere glutine per tutta la loro vita.

Il motivo per cui il sistema immunitario attacca impropriamente il glutine è ancora sconosciuto, ma sono numerosi i gruppi di ricerca che studiano la malattia, nel tentativo di trovare una cura per un’intolleranza che colpisce milioni di persone nel mondo. Sono state proposte numerose teorie per spiegare l’anomala risposta immunitaria e per chiarire i meccanismi molecolari che si celano dietro questa malattia autoimmune. Un team dell’università di Cardiff ha pubblicato su Cell un’importante scoperta: le persone celiache presentano un’alterazione permanente in alcune cellule immunitarie, i linfociti T. Questa classe di linfociti verrebbe gradualmente sostituita da una sottoclasse di linfociti T che promuovono la risposta infiammatoria. Anche eliminando il glutine dalla dieta, secondo lo studio il danno tissutale rimane, così come non vengono eliminate le cellule T pro-infiammatorie che hanno definitivamente rimpiazzato i linfociti T “normali”: le conseguenze a lungo termine potrebbero essere gravi.

Ma qual è il primo evento che scatena l’attività anomala del sistema immunitario? Non si nasce celiaci, ma con una predisposizione genetica alla malattia: la celiachia può essere diagnosticata molto precocemente, ad esempio al momento dello svezzamento, oppure può emergere anche dopo anni dalla nascita, in seguito all’esposizione a diversi fattori (un’infezione, un evento stressante, un disturbo immunitario o altri elementi sconosciuti). È stata dimostrata l’associazione stretta tra celiachia e la presenza dei geni HLA DQ2/DQ8/DR4 (circa il 95% dei celiaci ha l’antigene DQ2 e circa il 5% il DQ8). In uno studio pubblicato nel 2017 sulla nota rivista Science, è stata messa in relazione la celiachia con l’infezione da parte di un virus intestinale, il reovirus. L’infezione da reovirus è molto comune sin dall’infanzia e di solito asintomatica, ma è sospettata di scatenare una reazione autoimmune: il sistema immunitario potrebbe “confondere” alcuni antigeni virali con il glutine e quindi attaccarlo (“mimetismo molecolare”). Secondo gli scienziati quindi in soggetti geneticamente predisposti il reovirus può far emergere la celiachia: alcuni pazienti celiaci infatti avevano un numero di anticorpi anti-reovirus molto più alto dei soggetti sani.

Il reovirus potrebbe essere uno dei trigger in grado di creare le condizioni favorevoli per lo sviluppo della celiachia in soggetti con un particolare profilo genetico. In particolare l’infezione nei primi anni di vita, quando l’immunità è ancora immatura, potrebbe destabilizzare il sistema immunitario che ha già incontrato il virus e farlo reagire impropriamente contro il glutine a causa di un meccanismo di reattività crociata. Lo stesso meccanismo è stato proposto nel caso di peptidi batterici che, tramite lo stesso meccanismo di mimetismo molecolare, potrebbero indurre le cellule immunitarie ad attaccare il glutine. Queste scoperte lasciano spazio alla possibilità di sviluppare vaccini, ad esempio per ridurre il rischio nei figli di soggetti celiaci.

Per ora però, l’unico modo che i celiaci hanno di evitare gravi danni all’intestino è non assumere il glutine, per impedire l’attivazione della risposta immunitaria ed infiammatoria e la distruzione della mucosa intestinale. Esistono alcuni integratori che possono aiutare i celiaci a regolare la popolazione batterica residente e modulare la risposta immunitaria intestinale, riducendo la risposta immunitaria aspecifica. Le frazioni di polisaccaridi lineari contenute nell’integratore a base di AHCC possono aiutare a tenere sotto controllo i sintomi della malattia, in particolare quelli riconducibili ad un’alterazione della flora batterica intestinale.

AHCC è un estratto del fungo giapponese shiitake e viene utilizzato in medicina per la gestione degli effetti collaterali dei farmaci e come ricostituente dopo terapie farmacologiche. Grazie al suo basso peso molecolare, AHCC attraversa l’intestino senza subire modificazioni e la sua attività probiotica si esplica sia favorendo la flora batterica residente, a discapito di eventuali patogeni che potrebbero approfittare dei disturbi intestinali, sia modulando l’immunità innata presente sulla mucosa intestinale. Eliminando del tutto il glutine ed assumendo integratori probiotici si potranno combattere anche sintomi come il malassorbimento – causato dall’infiammazione della mucosa deputata all’assorbimento dei nutrienti – e patologie secondarie che a volte si instaurano come conseguenza del prolungato stato infiammatorio.

 

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30561391

https://ndnr.com/autoimmuneallergy-medicine/immune-modulator-for-autoimmune-disease/

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0092867418316532

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28386004

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31873306

 

Combattere lo stress ambientale attraverso l’assunzione di un integratore di AHCC

Lo stress è una costante della vita moderna: lavoro, famiglia ed impegni sociali, per quanto percepiti come una gratificazione dalla maggior parte delle persone, comportano un carico mentale e fisico non indifferente di cui alla lunga si paga il prezzo. Lo stress non è solo un problema fisico o mentale, ma un fenomeno largamente conosciuto, con parametri fisiologici calcolabili; così come esiste un modo per “misurare” lo stress ambientale, esistono anche farmaci e rimedi per diminuirlo. Normalmente, non vengono prescritti farmaci per lo stress, ma piuttosto integratori e rimedi naturali che – al contrario dei medicinali – presentano pochi effetti collaterali ed altrettanto limitate controindicazioni. I rimedi naturali e gli integratori non vanno però assunti alla leggera, perché anche molti medicinali sono costituiti da molecole di origine naturale (ad esempio l’aspirina e molti chemioterapici). Naturale non è sinonimo di innocuo, quindi persone che prendono cronicamente farmaci o con particolari problemi di salute dovrebbero rivolgersi sempre al medico prima di iniziare ad assumere un integratore.

L’effettiva azione antistress di alcuni integratori è stata dimostrata. Uno di questi integratori è l’AHCC® (Active Hexose Correlated Compound), un composto immunomodulante contenente frazioni attive di polisaccaridi lineari a basso peso molecolare, derivato di una frazione purificata del micelio del fungo officinale Lentinula edodes (noto in Giappone come fungo shiitake). L’integratore AHCC® è molto utilizzato in Giappone come stimolante del sistema immunitario, in quanto alcuni studi ne hanno dimostrato l’attività rinforzante sui linfociti Natural Killer e sulle cellule dendritiche. L’azione specifica di questo integratore consiste nell’attivazione di recettori presenti sulla membrana plasmatica dei macrofagi; tali recettori aumentano la produzione di citochine che a loro volta, con un meccanismo a cascata di attivazione recettoriale, richiamano ulteriori cellule immunitarie e ne potenziano l’attività biologica. Tutto ciò si traduce in una maggiore capacità dell’organismo di far fronte alle infezioni virali e batteriche.

Ma cosa c’entra lo stress ambientale con la risposta immunitaria ed infezioni? Lo stress rappresenta un momento di vulnerabilità dell’organismo, in primis da agenti patogeni esterni. Quando si è stressati, le difese immunitarie si abbassano: un esempio è il fastidioso e comune herpes che spunta sul labbro nei periodi difficili ed è sintomo di una diminuzione dell’efficienza immunitaria nel controllare la replicazione virale. Stress e malattie infettive sono quindi strettamente connessi, così come stress e i disturbi del sistema gastrointestinale (costipazione, diarrea, difficoltà digestive…). Uno dei principali ormoni dello stress è il cortisolo, prodotto dal surrene, che aumenta immediatamente quando una persona è stressata ed agisce sopprimendo il sistema immunitario (infatti, i principali farmaci immunosoppressivi con i cortisonici). L’integratore AHCC® ha l’effetto esattamente opposto: uno studio eseguito su un modello animale sottoposto a stress, ha mostrato che gli animali trattati con AHCC presentavano valori inferiori di cortisolo e di adrenalina (mediatore chimico coinvolto nella risposta di tipo “attacco o fuga” innescata dal sistema nervoso simpatico). Questo studio non ha preso in considerazione l’attività del sistema immunitario, ma la presenza delle molecole che ne determinano la soppressione. Da ciò è facilmente deducibile come l’integrazione di AHCC non sia consigliata alle persone che assumono immunosoppressivi, perché l’AHCC ne antagonizzerebbe l’azione, annullandone gli effetti farmacologici.

Sostenere il sistema immunitario è uno degli effetti dell’integratore AHCC®. In un altro studio, ad un gruppo di soggetti sani ma stressati è stato somministrato AHCC mentre un altro gruppo ha assunto un placebo. Il livello di stress iniziale dei gruppi è stato misurato con il Test di Schellong che consiste nella misurazione di due parametri dipendenti dall’attivazione del sistema nervoso simpatico o parasimpatico: il polso arterioso e la pressione (sistolica e diastolica). I parametri sono stati presi a diversi intervalli ed in posizioni diverse del paziente (in piedi o sdraiato). Sistema nervoso simpatico e parasimpatico sono i due rami del sistema nervoso autonomo e si attivano in modo alternato l’uno all’altro. Mentre il sistema nervoso simpatico entra in funzione in risposta allo stress come “difesa” da qualcosa che percepiamo come fonte di pericolo (il cosiddetto meccanismo “attacco o fuga”), il sistema nervoso parasimpatico subentra in una condizione di rilassamento e di normalità. In una persona non stressata, la componente parasimpatica è solitamente dominante, mentre il contrario avviene in una persona tesa e nervosa.  Il gruppo di pazienti che ha assunto AHCC ha mostrato una maggiore attivazione del sistema nervoso parasimpatico invece che del sistema nervoso simpatico; il gruppo che ha assunto il placebo ha mostrato l’effetto diametralmente opposto. Alle analisi del sangue, i pazienti trattati con AHCC avevano livelli maggiori di linfociti Natural Killer.

La diminuzione di sintomi legati all’attivazione del sistema nervoso simpatico e l’aumento di cellule immunitarie protettive permette di concludere che l’AHCC abbia un effetto immunostimolante e quindi protettivo verso le malattie infettive, ma il collegamento tra AHCC e diminuzione dello stress ambientale non è così diretto e nemmeno del tutto chiaro. Nessuno studio, infatti, è stato finora condotto per esaminare gli effetti dell’integratore sullo stress mentale e di carattere psicologico. Tuttavia, nonostante la necessità di doverosi approfondimenti, è innegabile la registrazione di una effettiva diminuzione dei parametri stressori fisiologici, quindi l’integratore AHCC® si è rivelato utile per stimolare la risposta immunitaria e mantenere lo stato di salute nei soggetti sani.

 

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15147233

https://www.naturalmedicinejournal.com/journal/2011-01/active-hexose-correlated-compound-ahcc-and-immune-outcomes-humans-review

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29558822

http://ahccpublishedresearch.com/articles/wp-content/uploads/2016/10/Liter-AHCC-Pop-0000-Kenner-PDF-CFS-NK-Cells-How-Stress-Affects….pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26788109

https://academic.oup.com/jn/article/136/11/2868/4664240

AHCC negli uomini con livelli di PSA elevati

NKlife AHCC® è un integratore alimentare ricco di glucani che viene estratto dalla micelia del fungo Shiitake (Lentinula edodes), appartenente alla famiglia dei basidiomiceti e solitamente coltivato in estratto di crusca di riso. Molto noto ed utilizzato in Giappone ed in Cina come medicina alternativa, questo integratore è attualmente oggetto di numerosi studi che hanno lo scopo di verificarne le proprietà antitumorali ed immuno-stimolanti. L’integratore NKlife AHCC® è composto da beta-glucano ed alfa-glucano, in forma lineare e di peso inferiore ai 5 kilo Dalton in modo da poter essere immediatamente internalizzato dall’intestino tenue senza subire modificazioni da parte della flora batterica residente. All’interno dei macrofagi, i glucani vengono frammentati e trasportati nel midollo osseo e nel sistema reticolo-endoteliale dove raggiungono le cellule bersaglio, i linfociti. I glucani sono polisaccaridi: alcuni di questi, come il beta-glucano e l’alfa-glucano, possiedono effetti immuno-stimolanti in quanto favoriscono la produzione di molecole bioattive che stimolano i recettori TLR situati sulla superficie dei linfociti T. I recettori TLR sono fortemente coinvolti nella risposta infiammatoria: si ritiene che AHCC leghi il TLR-2 ed il TLR-4, sostenendo così una risposta infiammatoria sistemica ed una generale attivazione delle cellule immunitarie, in quanto il legame dei glucani con tali recettori stimola la produzione di citochine infiammatorie da parte dei linfociti T CD4+ e CD8+ e delle cellule Natural Killer.

Nei Paesi orientali l’integratore AHCC è disponibile senza prescrizione medica e viene assunto per curare le infezioni acute o addirittura per mantenere lo stato di salute, supportando il sistema immunitario. Questa credenza ha fondamento scientifico in quanto alcuni studi clinici hanno effettivamente osservato che l’AHCC è associato a migliore risposta alle infezioni e presenta attività immunomodulante quando associato alle convenzionali terapie antitumorali. Tuttavia, siccome quasi tutte le ricerche sull’AHCC sono finanziate dal produttore di tale integratore, molti hanno espresso dubbi su un possibile conflitto di interessi e si pone quindi la necessità di ricerche indipendenti e studi su larga scala.

Un interessante utilizzo dell’integratore AHCC riguarda la prostata e il cancro ad essa associato. La prostata è una ghiandola appartenente all’apparato riproduttore maschile: la sua funzione è secernere il liquido prostatico che nutre, protegge e veicola gli spermatozoi. La forma di tumore più frequente nel sesso maschile è il tumore alla prostata, ma anche l’iperplasia prostatica benigna è piuttosto frequente nell’anziano. Storicamente lo screening per il tumore alla prostata negli uomini asintomatici e senza familiarità è il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) nel siero, anche se oggi alcuni studi hanno dimostrato che il dosaggio del PSA non porta alla riduzione della mortalità e quindi tale esame viene per lo più utilizzato per individuare recidive di malattia dopo eradicazione del tumore. Nei casi di livelli di PSA elevato bisogna innanzitutto escludere alcune cause come infezioni alla prostata, ipertrofia prostatica benigna ed assunzione di farmaci per la calvizie. Un innalzamento del PSA dopo radioterapia è sempre un segnale allarmante, tuttavia nei pazienti – specialmente anziani – con carcinoma a lenta crescita, si preferisce evitare di ricorrere a terapie aggressive ed intrinsecamente rischiose come la chirurgia e la chemioterapia, optando piuttosto per terapie che hanno lo scopo di riattivare la componente immunitaria e controllare la neoplasia.

Uno studio giapponese del 2010, pubblicato sul Japanese Journal of Clinical Oncology, ha preso in esame 74 pazienti affetti da carcinoma prostatico precocemente diagnosticato proprio grazie al dosaggio del PSA sierico (che tuttavia in Italia non è raccomandato per lo screening del tumore alla prostata, ma solo nel follow-up post-terapia). Nello studio, così come è raccomandato nei casi di carcinoma prostatico in fase iniziale, i soggetti con neoplasie piccole e localizzate sono stati sottoposti ad un periodo di osservazione attiva della durata di 6 o 12 mesi senza procedere a radioterapia, chemioterapia o chirurgia. Ai pazienti sono stati somministrati 4,5 grammi di AHCC al giorno per tutta la durata dello studio (6 o 12 mesi a seconda dei soggetti).

Al termine dello studio nei pazienti trattati con AHCC, rispetto al gruppo di controllo, è stata osservata una maggiore diminuzione del livello sierico di PSA circolante e, nel corso del periodo di osservazione, il tempo di risalita del PSA è stato più lento rispetto al gruppo di controllo. Solitamente al termine delle terapie tradizionali, le quali abbassano drasticamente il PSA, si osserva un nuovo aumento del PSA fino a valori normali e non preoccupanti: i ricercatori hanno scoperto che il 39% dei pazienti è tornato ai valori normali di PSA dopo 12 mesi dopo la fine del trattamento (invece che 6 mesi) ed il 55% dei pazienti è tornato a valori normali dopo 24 mesi dopo il trattamento, invece che 6 mesi. Nella rimanente percentuale di pazienti i livelli di PSA erano pari a quelli dei pazienti di controllo non trattati.

Lo studio quindi ha concluso che il trattamento del carcinoma prostatico in fase iniziale con AHCC, in combinazione con le terapie convenzionali, ha un’azione considerevole nella stabilizzazione della massa tumorale. Sono ancora in corso ricerche sul meccanismo d’azione dei glucani contenuti nell’AHCC, in modo da testarne l’utilizzo anche in altre tipologie di tumori, come il cancro della pelle.

 

Fonti:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0271531709000165?via%3Dihub

https://academic.oup.com/nutritionreviews/article/66/9/526/1855379

https://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00394-015-0832-2

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21628606

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17233570

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20522448

 

 

Effetti di AHCC sulle citochine

Il nostro organismo basa il suo funzionamento sulla comunicazione tra le tantissime cellule che lo compongono, che garantiscono la nostra sopravvivenza.

Ogni nostra attività, anche involontaria, è frutto della comunicazione tra le cellule che compongono i diversi organi ed apparati. Dagli ormoni, secreti da alcune ghiandole specifiche che modificano, stimolando o inibiscono il metabolismo delle altre cellule, a sostanze che possiamo assumere dall’esterno, e che hanno la funzione di modificare specifici aspetti metabolici delle cellule e di cui i farmaci sono tra le più importanti.

Tra le molecole con funzione di messaggio che sono in grado di modificare la risposta di altre cellule ci sono le citochine. Hanno una natura proteica e svolgono attività locale, anche se in alcune situazioni il messaggio che trasportano può essere veicolato in tutto l’organismo.

Le citochine hanno tantissime funzioni diverse tra loro, tra le più importanti troviamo quelle che coordinano l’infiammazione: sistema immunitario produce molte interleuchine, con effetti diversi sulle cellule bersaglio. Poter modificare la secrezione di queste molecole è fondamentale per poter modulare un processo patologico. In questo articolo cercheremo di capire l’influenza di AHCC sulle citochine e come è possibile sfruttarlo per supportare l’organismo malato.

 

Le citochine immunitarie

Concentriamo l’attenzione sulle citochine più importanti nelle patologie infiammatorie, sebbene ne esistano altre come l’eritropoietina prodotta dai reni che non interferiscono con questo tipo di patologia.

Le citochine prodotte dal sistema immunitario vengono chiamate anche linfochine, o interleuchine. Possono essere distinte, in base alla loro struttura, in tre forme:

  • citochine che appartengono alla famiglia del Tumor Necrosis Factor, che ha la funzione di stimolare il processo infiammatorio;
  • chemiochine, importanti soprattutto nel controllo del virus dell’HIV;
  • interleuchine propriamente dette, un grande insieme comprendente tante funzioni differenziate.

Le interleuchine proinfiammatorie sono prodotte generalmente dalle cellule del sistema immunitario, e possono avere come bersaglio sia altre cellule del sistema immunitario stesso (la funzione è essenzialmente quella di richiamare nel sito di infiammazione altre cellule del sistema immunitario), sia cellule che non ne fanno parte, come l’Interleuchina-1 che stimola la secrezione della proteina C reattiva da parte del fegato.

Le interleuchine non possono essere inquadrate come “positive” o “negative”, perché alcune modulano certe popolazioni cellulari in un senso, alcune le modulano nel senso opposto; per questo motivo, quando questi messaggeri vengono inseriti per via sintetica all’interno dell’organismo in presenza di specifiche patologie, vengono immesse solamente nelle formulazioni che permettono di supportare l’organismo malato.

Perché se in alcune situazioni l’infiammazione è indesiderabile e viene messa a bada, in altre deve essere stimolata per specifiche popolazioni cellulari. È il motivo per cui, prima di iniziare una terapia con le citochine, ma anche più semplicemente prima di iniziare una terapia con modulatori delle citochine, il consulto del medico è essenziale per evitare di conseguenze negative sulle terapie in atto.

 

Il ruolo di AHCC nella modulazione delle citochine

La letteratura scientifica ha indagato il ruolo di AHCC, alfa-glucano di origine fungina, nella modulazione delle citochine prodotte dall’organismo.

L’attenzione si è concentrata soprattutto sul Tumor Necrosis Factor Beta, e sull’Interleuchina 1 e 12, che condividono la capacità di stimolare le famiglie dei Linfociti T citotossici. Gli studi sono stati eseguiti in modo specifico su queste interleuchine perché i Linfociti T che esse stimolano sono i principali responsabili del controllo delle neoplasie all’interno dell’organismo.

Secondo lo studio condotto dal dr. Katsuaki Uno in 39 pazienti oncologici che sono stati trattati con AHCC, rispetto al gruppo di controllo che non lo aveva assunto, i livelli delle interleuchine sono aumentati del 90%. Questo ha portato ad una crescita conseguente anche della popolazione dei linfociti T che contrasta la neoplasia, probabilmente come conseguenza dell’aumento delle citochine.

Uno studio simile è stato effettuato anche su un gruppo di 50 persone sane, andando a misurare indirettamente l’effetto sulle citochine, ovvero il rapporto tra i Linfociti B CD4 e CD8, che varia in base alle patologie.  In questo caso i linfociti CD4+ sono aumentati a scapito dell’altra famiglia presa in esame. Considerando che la quantità di linfociti circolanti modula la quantità di citochine che queste stesse cellule producono, il risultato è una modulazione della produzione delle citochine stesse, quella che viene definita in gergo clinico immunomodulazione.

Altri studi hanno valutato la risposta dei Linfociti NK, che producono altre citochine; in questo caso è stata valutata la risposta alla vaccinazione contro il virus dell’influenza, mostrando come la reazione immunitaria sia più forte in caso di assunzione di questa molecola.

Purtroppo questi studi non riescono ad oggi a fare ancora una chiarezza certa sulla modulazione che AHCC è in grado di mettere in atto su tutte le citochine. In alcune malattie come quelle neoplastiche, la funzione benefica sembra essere più documentata, e per questo vale la pena di approfondire, insieme al proprio medico e basandosi sulla letteratura disponibile, l’utilità dell’immunomodulazione in presenza di specifiche patologie.

Fonte: The Patient’s Guide to AHCC

 

Integratori da assumere nei cambi di stagione

Il “cambio di stagione” è un fenomeno che tutti ci troviamo ad affrontare più volte nel corso dell’anno e, in particolare, in due momenti ben precisi, da marzo ad aprile e da ottobre a novembre, coincidenti con la primavera e l’autunno.

Spesso i cambi di stagione sono accompagnati da una situazione di stanchezza, spossatezza e affaticamento, possono favorire l’attacco da parte di virus e batteri, dando luogo a malattie di tipo stagionale, non gravi, ma comunque fastidiose, che possono costringerci a riposo per qualche giorno.

I sintomi del cambio di stagione sono reali, come dimostrato da diversi studi scientifici, in quanto rispondono ad una specifica condizione medica detta astenia, che colpisce la maggior parte delle persone anche se solamente alcuni mostrano i sintomi in modo piuttosto evidente.

È proprio per evitare l’astenia che si possono assumere opportune integrazioni alimentari quando il clima, la temperatura e le ore di luce stanno per cambiare. In questo articolo cercheremo di capire quali prodotti sono più utili per affrontare al meglio di cambia di stagione.

 

Perché con i cambi di stagione stiamo male

Le motivazioni alla base del malessere dell’organismo sono più di una. Il cambio di stagione ha delle influenze negative sul ritmo circadiano, che causano una secrezione maggiore (in autunno) o minore (in primavera) di melatonina endogena, prodotta al buio. A causa di questo sfasamento, l’organismo necessita di un pò di tempo per riadattarsi e, specialmente in autunno, poiché la melatonina stimola il sonno, ci sentiamo più affaticati.

Anche il cambio di temperatura concorre ai sintomi dell’astenia: il suo abbassamento o innalzamento modifica la nostra capacità termoregolatoria, e questo rende necessario un adattamento dell’organismo per ottenere una funzione più stabile. È soprattutto a causa di questo processo, e della discesa delle difese immunitarie che, nei cambi di stagione, si lascia spazio alla proliferazione dei batteri e dei virus.

Non ultimo, anche se oggi non è più così determinante, anche il cambio di alimentazione fa la sua parte. Si passa da un’alimentazione più grassa e ricca tipica dell’inverno ad una più fresca e variata tipica dell’estate; nutrienti diversi vengono metabolizzati dall’organismo in modo differente e ciò contribuisce all’insorgenza dei sintomi sopracitati.

Alcune persone arrivano a sviluppare addirittura i sintomi di una depressione, tanto grave da dover essere curata con farmaci, per i quali è necessaria la prescrizione medica. Per fortuna queste situazioni non sono molto frequenti e i sintomi più lievi, che toccano la maggior parte della popolazione, possono essere risolti con opportune integrazioni alimentari naturali. Vediamo quali e a che cosa servono.

 

Integratori alimentari per i cambi di stagione

  • AHCC: si tratta di una delle integrazioni più importanti per affrontare al meglio i cambi di stagione. Poiché tante sono le cause che possono concorrere all’abbassamento dell’efficienza del sistema immunitario, AHCC è utile per stimolare la moltiplicazione dei leucociti, tenendo alto il tono delle cellule immunitarie. Integrarlo permette pertanto di supportare attivamente il sistema immunitario nella sua attività continua, evitando le malattie infettive batteriche e virali, tra cui il semplice raffreddore, con cui generalmente si ha a che fare nei cambi di stagione.
  • Vitamine del gruppo B: sono le vitamine che, insieme alla D, sono più carenti nella popolazione, in particolare nei cambi di stagione. In particolare la vitamina B6 è quella maggiormente responsabile della risposta alla stanchezza, in quanto la sua carenza si caratterizza proprio per sintomi come apatia e sonnolenza. Se la nostra dieta non ne contiene abbastanza, può essere un’integrazione utile.
  • Omega-3: derivati dal pesce, hanno effetti antinfiammatori e, per quanto riguarda uno specifico Omega-3 (il DHA) anche effetti antidepressivi, in quanto migliorano la situazione del sistema nervoso. L’integrazione degli Omega-3 è particolarmente utile per alleviare i dolori tipici del cambio di stagione, cercando al contempo di evitare anche l’instaurarsi di malattie infettive.
  • Sali minerali: il cambio di alimentazione causa una serie di carenze nutrizionali che possono essere risolte con opportune integrazioni. I minerali sono tutti importanti, anche se sarebbe opportuno analizzare la nostra alimentazione con l’aiuto di un nutrizionista cercando di capire quali minerali manchino nella nostra dieta specifica. Una tipica carenza è quella di zinco, accompagnata dalle carenze di potassio, magnesio e cromo, tutti minerali facilmente integrabili per mezzo di prodotti naturali.
  • Vitamina D: questa vitamina è generalmente carente nella nostra alimentazione, ma l’integrazione diventa particolarmente importante quando non riusciamo più a produrla grazie all’esposizione al sole; in tal caso risulta necessario assumerla tramite integrazioni. Il momento principale in cui si presenta questa necessità è il cambio dalla stagione estiva a quella autunnale e poi invernale. La carenza di vitamina D ha effetti depressivi, e l’integrazione è quindi utile sia per gli effetti diretti che essa ha sul nostro organismo sia per evitare i disturbi della depressione.
  • Triptofano: si tratta di un amminoacido che interessa direttamente la capacità di gestire le emozioni, la cui carenza può portare a rabbia, ansia, aggressività. Un’opportuna integrazione di questo amminoacido consente di migliorare l’umore generale, in particolare per le persone che soffrono molto i cambi di stagione.

Coadiuvante naturale nel trattamento della malattia di Lyme

La Malattia di Lyme, o Borreliosi di Lyme, dal nome della cittadina americana in cui fu descritto il primo caso, è una delle principali malattie trasmesse dalle zecche.

Si tratta di una patologia che porta alcuni sintomi istantanei ed altri che si manifestano sul lungo e, addirittura, lunghissimo termine. I sintomi, da acuti, tendono spesso a cronicizzare. Questo è un problema perché, se nella fase iniziale gli antibiotici specifici contro il batterio che causa la patologia sono generalmente efficaci, con il passare del tempo si ha una situazione nella quale i sintomi diventano molto più difficili da controllare.

In questa pagina cercheremo di capire come funziona questa patologia e perché l’AHCC può essere un valido aiuto specialmente nella fase cronica della malattia.

 

La malattia di Lyme

La malattia di Lyme è causata dal batterio Borrelia burgdorferi, che può infettare tantissime specie animali, generalmente mammiferi selvatici come i cervi ma anche roditori, caprioli, volpi, lepri e in alcuni casi, più rari, anche mammiferi domestici tipo il cane. La borreliosi però, non si trasmette direttamente, a differenza del raffreddore e della salmonella, ma esclusivamente quando il batterio viene iniettato direttamente nel sangue.

E’ quindi una malattia trasmissibile tramite vettore, con un comportamento simile a quello della malaria. La differenza è che, in questo caso, il vettore non sono le zanzare ma le zecche, in particolare le zecche del genere Ixodes, che si trovano principalmente sugli animali selvatici. Il fatto che il cane non sia particolarmente in grado di trasmettere la malattia dipende dal tipo di zecche che si attaccano alla sua pelle, generalmente del tipo Dermacentor, non mantengono il batterio al loro interno.

La zecca deve mordere un animale infetto, quindi staccarsi spontaneamente dopo alcune settimane per deporre le proprie uova. Nelle zecche recettive, il batterio assunto con il morso resiste, ed è così che, pungendo gli esseri umani, possono inocularlo direttamente all’interno del sangue.

La puntura della zecca solitamente è ben evidente, anche perché piuttosto dolorosa e, se è presente il batterio, la sintomatologia è tipica: nel punto in cui c’è stata la puntura si forma una macchia rossa, eritematosa, che tende ad allargarsi sempre di più sulla pelle.

Il batterio, però, rimane nella cute solamente per un breve periodo di tempo, dopo il quale inizia a migrare principalmente tramite la circolazione linfatica, per diffondersi poi nell’organismo dove rimane anche per lungo tempo. Il sistema immunitario reagisce, e questo provoca la presenza di anticorpi specifici contro il batterio, che vengono utilizzati anche per diagnosticare la malattia nella forma cronica, quando il sintomo primario, l’arrossamento cutaneo, non è più presente.

La presenza del batterio porta a sintomi di vario tipo, che sono per lo più dovuti proprio alla presenza di questi anticorpi che causano un’infiammazione costante: artriti croniche, problemi muscolo-scheletrici, malessere, spossatezza (simili a quelli dell’influenza), e poi cefalea e dolore muscolare e articolare. In alcuni pazienti, una piccola parte, si hanno anche una serie di alterazioni neurologiche dovute all’infiammazione dei nervi cranici.

 

Il trattamento e la funzione di AHCC

Il trattamento della borreliosi è principalmente antibiotico, specialmente nella prima fase della malattia, per ridurre la sintomatologia precoce e, in certi casi, limitare la diffusione del batterio all’interno dell’organismo, evitando quella tardiva.

Sintomi che sono, quindi, i più problematici, perché le localizzazioni del batterio lo rendono difficile da attaccare con il trattamento antibiotico, e l’azione difensiva del sistema immunitario tende a peggiorare (invece che a migliorare) la situazione generale, tanto che si fa ricorso agli antinfiammatori per ridurre il dolore, soprattutto quello articolare e quello muscolare.

È in questo ambito che si inserisce AHCC: grazie alla sua capacità modulatoria del sistema immunitario. L’AHCC riesce a nutrire alcune linee cellulari, facendole proliferare; queste linee fanno parte dell’immunità aspecifica, cioè attaccano tutti i patogeni, compresa la Borrelia, senza però produrre anticorpi, che sono la causa della sintomatologia principale.

In questo modo abbiamo un doppio effetto: da un lato si migliora l’attacco del sistema immunitario contro il batterio, mentre dall’altro si riduce l’attività del sistema immunitario specifico, quello che libera anticorpi stimolando l’infiammazione nei vari distretti dell’organismo.

Questa funzione è molto utile, in generale, nel caso di malattia cronica; inoltre, non interagisce né con la terapia antinfiammatoria, né con quella antibiotica (che rimane fondamentale, ma generalmente viene limitata per evitare la crescita di batteri resistenti che sarebbero difficili da debellare). Stimolare il sistema immunitario con AHCC costituisce un valido supporto nella malattia, per evitare i sintomi più “pesanti” che si manifestano a lungo termine.

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