Il ruolo di alfa glucani e beta glucani nel cancro

Gli alfa-glucani e i beta-glucani sono gruppi di molecole che fanno parte della fibra alimentare, molto importanti per la nostra salute. Nel corso degli ultimi anni queste macromolecole hanno dimostrato un’interessante attività antitumorale, attiva sia di tipo preventivo che, cosa ancora più importante, di tipo terapeutico, per combattere  il cancro.

Naturalmente  non si possono sostituire alle terapie mediche come la chemio e la radioterapia, tuttavia sono considerati dei validi adiuvanti delle terapie oncologiche. In questo articolo cercheremo di capire che cosa sono e qual è il loro meccanismo d’azione.

 

Alfa glucani e beta glucani

I glucani sono delle lunghe catene polimeriche formate da una serie di zuccheri legati tra loro con legami particolari. A differenza di altre catene di carboidrati come l’amido non possono essere digerite dal nostro organismo, che non è in grado di spezzare queste catene, ed è per questo che si considerano parte della fibra alimentare. Fibra che, tuttavia, è diversa da quella che si trova nella verdura e nella frutta: la disposizione delle molecole, infatti, è diversa, e questo conferisce particolarità diverse alla fibra (come la cellulosa) che si può trovare all’interno di una pianta e un glucano, che invece si trova in quantità molto elevate nella parete fungina.

I funghi sono organismi diversi dalle piante, e questa differenza si può notare proprio osservando la loro parete cellulare che conferisce ai funghi, e in particolare ai funghi medicinali caratteristiche uniche.

 

Il ruolo degli alfa e beta glucani nel cancro

Gli alfa e i beta-glucani arrivano integri all’intestino, dove seguono due destini. Posso essere utilizzate e consumate dalle specie batteriche intestinali, che li usano come prebiotici per nutrirsi e proliferare, oppure essere assorbiti integralmente. Se seguono la seconda via posso essere utilizzati da alcune cellule del nostro organismo, come alcune popolazioni del sistema immunitario, che grazie alla loro presenza possono proliferare, riproducendosi più velocemente rispetto a quanto accadrebbe in situazioni normali. Questo effetto è particolarmente marcato nella chemioterapia, quando a causa dei farmaci antineoplastici la riproduzione delle cellule immunitarie èn particolarmente bassa.

Gli studi, ad oggi, sono ancora troppo pochi per comprendere quali glucani riescano a stimolare le specifiche popolazioni, ma sappiamo per certo che gli alfa glucani sono in grado di stimolare la crescita dei linfociti Natural Killer, che hanno un’attività importante proprio contro le cellule neoplastiche. I beta glucani sembrano meno capaci di stimolare questa popolazione, ma pare abbiano effetto su altre popolazioni del sistema immunitario. Se assunti insieme,  si ottiene un importante effetto sinergico tra i due componenti.

Il sistema immunitario ha, tra le sue funzioni il contrasto allo sviluppo delle neoplasie. Tutti siamo sottoposti costantemente ad errori di replicazione del DNA e il nostro sistema immunitario è normalmente è in grado di affrontare e distruggere la maggior parte delle cellule neoplastiche che si formano. Le neoplasie più gravi sono il risultato di un mancato controllo da parte del sistema immunitario.

Se il sistema immunitario funziona in questo modo nell’individuo sano, lo fa anche nei soggetti malati, con alcune differenze importanti: da un lato una neoplasia di importanti dimensioni è praticamente impossibile da controllare per il sistema immunitario, dall’altro l’assunzione di farmaci per combattere il cancro  mette in difficoltà il sistema immunitario.

Da queste considerazioni appare chiara l’importanza degli alfa-glucani e dei beta-glucani nella lotta contro il cancro.

Stimolando il sistema immunitario a reagire contro la neoplasia, otteniamo i benefici dell’effetto combinato dei farmaci con quello dei glucani, riuscendo nella maggior parte dei casi a ridurre la crescita della massa neoplastica.

Il sistema immunitario può anche progettere l’organismo dagli effetti collaterali dei farmaci, controllando nausea, vomito, riducendo i danni al midollo osseo e al fegato.

La stimolazione del sistema immunitario è quindi utile sia nella persona sana con quale fattore di rischio (fuma o vive con fumatori, vive in zone inquinate, ecc…), sia nella persona malata, come supporto alle terapie.

Importantissimo, naturalmente, ricordare che l’effetto, pur presente, non può essere paragonato a quello del farmaco specifico. I glucani non possono sostituirsi alla terapia medica, ma possono rappresentarne un ottimo supporto per la prevenzione e il trattamento delle malattie oncologiche, il tutto sotto stretto controllo medico.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5344464/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5834761/

http://www.cancertm.com/article.asp?issn=2395-3977;year=2015;volume=1;issue=6;spage=209;epage=214;aulast=Sima

https://jhoonline.biomedcentral.com/articles/10.1186/1756-8722-2-25

Come rafforzare il sistema immunitario per contrastare la malattia di Still

La malattia o morbo di Still è una patologia infiammatoria sistemica dalle cause, ad oggi, ancora conosciute.

Si tratta di una patologia molto rara, che colpisce circa 1 persona ogni 100.000 che, non avendo basi patogenetiche certe, non ha una terapia specifica.

In questo articolo cercheremo di capire di che malattia si tratta, quali sono le sue caratteristiche e quali le terapie farmacologiche e nutrizionali a disposizione, finalizzate al rafforzamento del sistema immunitario, che, a sua volta, porta ad un miglioramento dei principali sintomi della patologia.

 

La malattia di Still

Pare che la malattia di Still colpisca prevalentemente soggetti appartenenti a due fasce d’età: tra i 15 e i 25 anni e tra i 36 e i 46. Le più colpite sono le donne e non sembra esserci una componente genetica importante alla base dello sviluppo della malattia.

L’ipotesi al vaglio della ricerca è una probabile natura infettiva della malattia, vista l’incidenza, ma non si sa se correlata ad un’azione virale o batterica.

I sintomi  sono di vario tipo, ma sempre collegabili all’infiammazione. Infiammazione che causa febbre, caratterizzata da picchi di temperatura particolarmente elevata, rash cutaneo color salmone che compare in varie parti del corpo (e si aggrava con lo sfregamento), dolore muscolare che compare allo scomparire della febbre e viceversa. A ciò si aggiunga il dolore alle articolazioni e, in particolare, ai gomiti, alle ginocchia, alle mani e alle spalle. Le lesioni alle strutture possono essere anche irreversibili, accompagnate da dolore molto forte.

La diagnosi non è semplice, e si basa sia sulla visita clinica effettuata dal medico, sia sulle analisi del sangue, dalle quali generalmente si nota un aumento dei globuli bianchi, che indica la presenza di infiammazione diffusa, e da un aumento di proteina C reattiva. Tuttavia, per quanto i sintomi siano simili a quelli dell’artrite reumatoide, il test sul fattore reumatoide risulta negativo, escludendo così questa diagnosi.

Spesso vengono proposti anche gli esami radiografici,  allo scopo di individuare dei danni agli organi interni, ad esempio la splenomegalia (aumento di volume della milza), o l’infiammazione cronica alle articolazioni. Nelle situazioni in cui la malattia si trova ad uno stadio più avanzato possono essere presenti anche infiammazioni del pericardio, del miocardio e delle pleure.

La patologia ad oggi non ha una cura specifica tuttavia, se le terapie vengono iniziate in breve tempo dalla comparsa dei primi sintomi, le possibilità di riuscire a contenere gli effetti della malattia sono maggiori.

 

Malattia di Still: le possibilità terapeutiche

Le terapie tradizionali per la malattia di Still, caratterizzata essenzialmente da uno stato infiammatorio che colpisce diverse parti dell’organismo, sono in prima battuta di tipo antinfiammatorio.

Possono essere utilizzati sia i FANS, i farmaci antinfiammatori non steroidei, soprattutto a causa degli scarsi effetti collaterali, anche se presi per lungo tempo e, nei casi più gravi, i farmaci steroidei come i corticosteroidi, caratterizzati da maggiore efficacia a fronte di un aumento degli effetti negativi sull’organismo. Nei casi in cui anche i corticosteroidi a dosi normali risultassero inefficaci, il dosaggio potrebbe essere aumentato per ottenere un effetto immunosoppressivo.

L’utilizzo di questi farmaci deve essere fatto sotto stretto controllo medico, poiché lasciare l’organismo indifeso a causa della soppressione del sistema immunitario da parte di questi farmaci, significa esporlo alla possibilità di contrarre ulteriori infezioni virali o batteriche.

Vi è quindi la necessità, da un lato, di intervenire sul sistema immunitario per placare l’infiammazione cronica e dall’altro di rafforzare le difese dell’organismo contro infezioni esterne che, con buona probabilità, potrebbe anche essere la causa della malattia di Still stessa.

Per agire sul sistema immunitario in modo efficace ed ottenere un miglioramento del suo funzionamento evitando di assumere altri farmaci, si può ricorrere alla medicina naturale e, in particolare, alla micoterapia, che mette a disposizione dei pazienti immunodepressi un integratore alimentare molto interessante a base di AHCC, una molecola fungina sempre più utilizzata come coadiuvante delle terapie mediche.

Si tratta di una sostanza che ha mostrato la capacità di aumentare il numero e il funzionamento delle cellule del sistema immunitario che fanno parte dell’immunità aspecifica, che interviene contro qualunque patogeno arrivi dall’esterno e che si contrappone all’immunità specifica che, invece, attacca i patogeni già conosciuti dall’organismo e che potrebbe essere coinvolta (almeno, questo è possibile evincere dalle analisi del sangue dei malati) con la presenza costante dei sintomi.

Al momento non si hanno evidenze scientifiche sugli effetti dell’assunzione di AHCC nella malattia di Still ma, come osservato per altre malattie autoimmuni, l’integratore è efficace nell’aiutare l’organismo a difendersi dai patogeni opportunisti, a fronte di nessun effetto collaterale, anche per terapie prolungate.

Gli effetti di AHCC sulle infezioni batteriche

La diminuzione dell’efficacia degli antibiotici contro le infezioni è ben conosciuta e rappresenta un serio problema per la salute umana. Per questo la ricerca sta cercando qualche rimedio anche tra le fila delle molecole naturali in grado di potenziare la risposta immunitaria ai patogeni. In particolare è stato condotto uno studio sui ratti volto a testare l’efficacia di AHCC nella resistenza alle infezioni di Candida Albicans, Pseudomonas aeruginosa, alcuni tipi di infezioni dell’orecchio e la menigite.

La Candida Albicans è una patologia umana di tipo parassitario, meglio conosciuta come candidosi, causata da un fungo. La Pseudomonas aeruginosa è un patogeno opportunista dell’uomo, un batterio che entra nell’organismo attraverso l’aria ma può essere trasmesso anche con il contatto diretto o tramite le goccioline di tosse o starnuti di persone infette. Infine la meningite è una malattia molto grave che colpisce il sistema nervoso ed è quasi sempre di origine infettiva, tuttavia nei casi clinici di tipo batterico la malattia ha una progressione molto rapida, che può portare alla morte.

L’esperimento ha provato che l’AHCC protegge la scorta di neutrofili, i globuli bianchi prodotti all’interno del midollo osseo del sistema immunitario. Inoltre, nei ratti a cui era stato iniettato un farmaco chioterapico, si è visto come la molecola fungina è stata in grado di proteggere le cellule del midollo dai danni causati dal farmaco. Molto importante è stato anche il risultato positivo ottenuto contro le infezioni opportunistiche, tipicamente sviluppate dai pazienti oncologici il cui sistema immunitario viene indebolito dalle terapie. In particolare essi sono molto suscettibili a infezioni da pseudomonas, mentre i diabetici sono anch’essi suscettibili al pseudomonas ma anche allo stafilococco; infine i pazienti affetti da AIDS sono molto esposti a infezioni con candida, herpes, pneumocisti, ecc…

L’AHCC agisce controllando le infezioni attraverso l’innalzamento delle difese immunitarie ma non uccide i patogeni. e non uccidendo i patogeni e per questo non vi è alcuna resistenza acquisita degli antibiotici all’AHCC. Se l’integratore riuscisse a lavorare in sinergia con gli antibiotici analogamente a quanto fa con i farmaci anticancro, potenziandone l’effetto, avremmo trovato una parziale soluzione al problema dell’antibiotico-resistenza. Sappiamo che l’assunzione dell’antibiotico indebolisce l’organismo e in particolare proprio il sistema immunitario. L’AHCC in questo senso ha un effetto protettivo.

Il meccanismo d’azione della molecola è molto semplice e si basa sulla stimolazione del sistema immunitario: l’AHCC nutre i globuli bianchi. La sua azione è rivolta in modo puntuale sull’immunità aspecifica (che combatte indistintamente qualsiasi agente esterno), che può aumentare fino a 2 o 3 volte rispetto al livello iniziale.

Si tratta di una molecola naturale che può essere assunta sia a scopo terapeutico, come coadiuvante delle terapie mediche che a scopo preventivo, specie da soggetti immunodepressi.

Dunque gli effetti di AHCC sono ben evidenti e fanno ben sperare, poichè l’intera comunità medica è in allarme a causa della sempre più scarsa efficacia degli antibiotici, la prima arma a disposizione della medicina contro le più comuni infezioni dell’uomo.

Cancro della cervice uterina, come prevenirlo con la medicina naturale

La medicina naturale si affida a principi attivi naturali ed è sempre più utilizzata in oncologia, in quanto alcune molecole possono essere ottime coadiuvanti delle terapie mediche.  Il cancro della cervice uterina, causato principalmente da alcuni ceppi dei virus HPV, è una delle patologie femminili più frequenti e si riscontra nelle donne non più giovani.

La cervice dal punto di vista cellulare non è uniforme, la parte più interna è ghiandolare e simile alla mucosa uterina, mentre quella più esterna è ricoperta da cellule squamose simili a quelle della cavità vaginale e della bocca. Tra queste due zone ne troviamo una terza, in cui termina un tessuto e inizia l’altro. Le cellule di questa zona replicano in maniera meno controllata, dando luogo a neoplasie.

L’HPV si trasmette per via venerea e può essere prevenuto evitando il contatto tra le mucose del soggetto sano e quelle del soggetto infetto. Vi sono altri fattori di rischio che sono: il fumo di sigaretta, una predisposizione familiare, dieta sregolata e povera di frutta e verdura, obesità e infezioni da Clamidia.

 

Il ruolo del sistema immunitario nel controllo dell’HPV

Tenendo presente che l’equazione presenza del virus HPV e insorgenza del cancro dalla cervice uterina non è sempre valida, poichè l’insorgenza della patologia oncologica è strettamente connessa al specifico ceppo del virus contratto, mantenere efficiente il sistema immunitario, è un buon modo per scongiurare che il virus degeneri in tumore.

Va quindi curata l’alimentazione, va fatta regolare attività fisica, avendo cura di abbandonare le cattive abitudini come l’alcool e il fumo. Studi recenti hanno dimostrato la correlazione tra insorgenza di malattie oncologiche e stato deficitario del sistema immunitario.

Per dare un ulteriore aiuto al sistema immunitario possiamo rivolgerci alla medicina naturale e, in particolare, alla micoterapia, quella branca della medicina che studia il potere medicinale dei funghi. La molecola maggiormente indicata per stimolare l’attività e la replicazione delle cellule del sistema immunitario è senz’altro l’AHCC. Si tratta di un composto immunitario modulante derivato da una frazione di miceli del fungo Shiitake, il secondo più consumato al mondo, le cui proprietà sono state dimostrate da esperimenti e pubblicazioni scientifiche di tutto il mondo. L’AHCC è acquistabile sotto forma di integratore alimentare in farmacia, erboristeria e numerosi siti online.

Studi in vitro e in vivo dimostrano come l’AHCC sia in grado di aumentare il numero e l’attività delle cellulare Natural Killer (NK), le cellule dendritiche e citochine che permettono al corpo di rispondere efficacemente alle infezioni e bloccare la proliferazione dei tumori. L’integratore è indicato anche per soggetti sani che cercano di mantenere alte le funzioni immunitarie.

Un sistema immunitario efficiente contribuisce a tenere sotto controllo le infezioni come quelle derivanti da HPV, agendo sulla replicazione del virus e limitando la possibilità che la patologia oncologica possa svilupparsi.

A differenza di altri integratori, l’AHCC ha un’azione non solo terapeutica ma anche preventiva. Ne è indicata l’assunzione in periodi di stress, in presenza di malattie croniche o debilitanti, che possono ridurre lo stato di efficienza del sistema immunitario.

Naturalmente la sola assunzione dell’AHCC non può curare l’HPV, che rimane all’interno delle cellule per tutta la vita del soggetto.

 

Terapie mediche e naturali dei condilomi genitali

I condilomi sono la manifestazione clinica della presenza nell’organismo del Papillomavirus umano (HPV), una patologia a trasmissione sessuale e contagiosa, di cui sono stati identificati 120 tipi diversi. Alcuni sottotipi, in particolare i tipi 6 e 11 HPV sono responsabili del 90% dei condilomi genitali. Il periodo di incubazione del virus è di circa 3 mesi. La maggior parte dei soggetti contagiati guarisce spontaneamente nell’arco di 8/12 mesi, mentre le manifestazioni cliniche del virus si verificano nell’1% della popolazione adulta sessualmente attiva.

La malattia si sviluppa attraverso il contatto diretto cute-cute durante il rapporto sessuale o anale con un partner infetto. Tutti i soggetti infetti sono in grado di trasmettere il virus, benchè solo una minima parte sviluppi le verruche genitali. E’ noto che i condilomi possono ripresentarsi dopo il trattamento nel 50/70% dei casi e ciò è dovuto all’impossibilità di debellare il virus HPV.

 

Come riconoscere i condilomi genitali

I condilomi sono escrescenze di grandezza variabile da pochi millimetri a vari centimetri, che assumo un aspetto a “cresta di gallo” o a “cavolfiore”. Essi si possono riscontrare sulla zona perianale, perineale o sulla vulva. La diagnosi dei condilomi è piuttosto semplice, in quanto essi sono spesso visibili ad occhio nudo, tuttavia in alcuni casi può essere utile affidarsi ad una lenta di ingraidimento o alla colposcopia, detta anche vulvoscopia.

Posso manifestarsi con prurito, bruciore o lieve dolore, benchè nella maggior parte dei casi siano asintomatici. La loro asportazione è importante per evitarne la diffusione rapida su vaste zone cutanee e sulle mucose delle zone limitrofe.

 

Principali trattamenti clinici dei condilomi

Nelle donne giovani e in salute, con un sistema immunitario correttamente funzionante, i condilomi possono scomparire in modo spontaneo nell’arco di 6-12 mesi. Per tenere sotto controllo l’infezione, ne è comunque consigliato il trattamento tempestivo.

I protocolli medici suggeriscono la scelta tra i seguenti trattamenti:

  • Applicazione topica di una soluzione in gel o crema a base di Podofillotossima. Essa può essere utilizzata a cicli (2 applicazioni al dì per 3 giorni seguiti da 4-7 giorni di riposo), per un massimo di 4 cicli, poichè può causare erosioni cutanee accompagnate da dolore.
  • Applicazione locale di una crema topica a base di Imiquimod, un farmaco immunomodulante, cioè in grado di intervenire sulla modificazione del sistema immunitario, rafforzandolo. Benchè meno aggressiva rispetto alla crema di Podofillotossima, può causare altri effetti collaterali quali infezioni fungine e sintomi simil-influenzali. Il prodotto va applicato la sera sulla zona interessata per 3 volte la settimana, per 4 settimane e per un massimo 16 settimane, e rimosso al mattina con acqua e sapone.
  • Trattamento chirugico attraverso vaporizzazione con apparecchio a radiofrequenza, laservaporizzazione che consente una cicatrizzazione più rapida con esiti cicatriziali quasi assenti oppure escissione con ansa diatermica nel caso di lesioni molto grosse. Gli interventi possono essere effettuati ambulatorialmente con anestesia locale.

Come ogni intervento chirugico, si possono verificare contestualmente o tardivamente le seguente complicanze: dolori, lievi perdite ematiche, cicatrici o piccoli ematomi localizzati, infezioni vulvari.

 

Trattamenti naturali  per i condilomi

Per tenere a bada il Papilloma Virus e sconfiggere i condilomi genitali è fondamentale riequilibrare il sistema immunitario che, nei soggetti interessati dalla malattia, è quasi sempre deficitario. Il sistema immunitario può indebolirsi a causa di terapie mediche come la chemioterapia, stress prolungato, mancanza di vitamine o altre sostanze, ecc…Per sostenere l’organismo si può ricorrere ad un integratore alimentare a base di AHCC, una molecola derivante dal fungo giapponese Shiitake, in grado di comportarsi da immunostimolante naturale, privo di effetti collateriali, che può essere assunto anche per lunghi periodi, per prevenire l’insorgenza e la ricomparsa dei condilomi.

Molto spesso esso viene abbinato alle terapie mediche, come coadiuvante delle stesse.

 

Folow up dei pazienti con HPV

Dall’HPV non si guarisce mai definitivamente, in quanto l’organismo non riesce ad espellere il virus. Si può però tenerlo sotto controllo, evitando che dia luogo alla comparsa dei condilomi genitali. Le pazienti devono sottoporsi a controlli periodi poichè le recidive sono molto frequenti e il virus, in presenza di un sistema immunitario indebolito, facilmente prende il sopravvento, anche dopo mesi o anni dalla scomparsa delle prime lesioni o dal contagio.

Benefici dell’assunzione di AHCC nei pazienti affetti da spondilite anchilosante

La spondilite anchilosante è una patologia cronica, ad eziologia autoimmune, che fa parte del complesso delle patologie reumatiche. Può colpire persone di tutte le età, ma è più probabile insorga negli individui in età avanzata e, generalmente, risulta essere più diffusa nei maschi, ma più grave nelle donne.

I sintomi sono caratteristici, perché trattandosi di una patologia della colonna vertebrale, il più importante è il mal di schiena costante, dolore particolarmente acuto accompagnato di rigidità, specialmente al mattino, dopo aver riposato.

Si tratta di una malattia rara, di tipo genetico e a trasmissione familiare, mentre la sua patogenesi è autoimmune.

In questo articolo cercheremo di comprenderne il funzionamento e capire come riuscire a convivere al meglio con questa malattia.

 

Spondilite anchilosante: cos’è e come si mostra

La spondilite anchilosante è una patologia di origine genetica, che colpisce, nella maggior parte dei casi, persone con predisposizione familiare, che hanno una specifica mutazione genetica non dannosa. Il fattore genetico sembra essere il più importante nella predisposizione alla patologia, ma non sembra essere l’unico: il 10% delle persone affette da spondilite anchilosante non presentano segni di mutazione.

Tuttavia non tutti i soggetti che presentano la mutazione sono destinati a sviluppare la malattia, suggerendo che i fattori ambientali influiscono sulla sua patogenesi.

Il sistema immunitario, in questa patologia, ha un ruolo primario: attacca le strutture stesse dell’organismo con particolare riferimento alle articolazioni, quelle della schiena ma non solo. Il problema si può estendere al tallone, alle dita della mano e dei piedi e, in alcune situazioni anche all’intestino e all’occhio, suggerendo la presenza di strutture antigeniche simili a quelle della schiena che vengono attaccate dal sistema immunitario.

Il sintomo principale è, comunque, il mal di schiena, che viene riferito dalla quasi totalità dei pazienti. In presenza di dolore persistente a carico della schiena, è quindi molto importante rivolgersi al medico, perché una diagnosi precoce consente di limitare i danni che la patologia può provocare. La spondilite, infatti, tende a peggiorare nel tempo, è progressiva.

Chi ne soffre ha comunque la possibilità di vivere una vita normale, pur con qualche accorgimento e csotto costante osservazione medica.

Per quanto riguarda il trattamento, non esiste una terapia risolutiva per la spondilite, e questo significa che i farmaci e gli integratori naturali prescritti ai pazienti mirano al controllo dei sintomi, in particolare del dolore.

Dal punto di vista farmacologico, poiché la patologia è causata da un’iperattivazione del sistema immunitario, si consiglia l’assunzione di farmaci immunosoppressori e  antinfiammatori, di solito non steroidei, congiuntamente ad altri medicinali inibitori dei trasmettitori che perpetuano lo stimolo infiammatorio.

Il trattamento farmacologico, comunque, si effettua per lo più al bisogno.

 

Spondilite anchilosante: vivere meglio si può

Oltre alla terapia farmacologica descritta, i pazienti possono attingere anche ad una serie di trattamenti naturali che non permettono la guarigione ma possono supportare l’azione dei farmaci al fine di controllare meglio il dolore e, per quanto possibile, interrompere o rallentare la progressione della malattia.

Un primo aspetto fondamentale nell’approccio terapeutico alla spondilite è il controllo del peso, che permette di ridurre il dolore alla schiena. Le persone obese o sovrappeso tendono a vivere in modo peggiore questa patologia perché, oltre all’infiammazione cronica, la schiena deve compiere un lavoro di carico superiore. Anche l’attività fisica, compresa la fisioterapia nei casi più gravi, è fondamentale, perché consente di muovere le vertebre alleggerendo così l’infiammazione. Esistono comunque degli esercizi specifici per i malatia di spondiloartrite.

Tutte le abitudini che potrebbero peggiorare lo stato infiammatorio, poi, devono essere interrotte: il fumo, in particolare, è una delle peggiori, ma anche una dieta non equilibrata e ricca di acidi grassi pro-infiammatori (come, per esempio, un abuso di fritti e poca assunzione di acqua), tendono ad aggravare la condizione e vanno quindi evitati.

Tra le molecola naturali che si possono assumere sotto forma di integratori alimentari, è indicata l’AHCC, di derivazione fungina, che stimola le cellule infiammatorie aspecifiche del sistema immunitario, a scapito di quelle specifiche, le quali causano la sintomatologia e l’attacco alle proprie strutture. In questo modo è possibile non solo ridurre l’infiammazione, ma anche garantire una miglior protezione contro i patogeni esterni, ricordando che le malattie infettive (spesso favorite a causa dell’assunzione dei farmaci antinfiammatori) tendono, nel complesso, a peggiorare il quadro clinico.

Attuare tutti questi comportamenti sani e assumere con regolarità un integratore di AHCC a supporto della terapia farmacologica, risulta molto utile per poter continuare a svolgere una vita attiva, convivendo al meglio con una patologia per la quale ancora non vi è una cura specifica e risolutiva.

AHCC negli over 65

La geriatria è una branca che studia e cerca di risolvere le patologie che colpiscono il paziente anziano, spesso causando conseguenze debilitanti, che impediscono il mantenimento della propria autosufficienza.

In un mondo in cui la vita media è in costante aumento, le patologie che colpiscono la popolazione anziana costituiscono un grande problema sia a livello personale, per chi le vive, che a livello sociale. E’ per questo che la prevenzione delle patologie degli over 65, dove possibile, risulta fondamentale sotto molteplici aspetti.

Uno dei motivi per cui l’età avanzata è deleteria per la salute sono le modifiche al sistema immunitario, che tende a perdere la propria capacità di difesa dell’organismo, con il passare degli anni. Supportarne le funzionalità permette quindi di evitare la maggior parte delle patologie, sia dovute ad agenti esterni come virus e batteri, sia generate dal proprio organismo, come le malattie autoimmuni.

 

Come cambia il sistema immunitario nell’anziano?

Tra le modifiche più importanti del sistema immunitario nel soggetto anziano abbiamo un minor turnover delle cellule del sistema immunitario. Queste tendono ad agire meno velocemente verso i patogeni, e ciò lascia la strada libera anche allo sviluppo delle patologie che, in un adulto, normalmente, non si svilupperebbero. Tra le principali modifiche possiamo ricordare:

  • minor capacità di distinguere gli antigeni propri dell’organismo e quelli esterni. Questa è la causa per cui le malattie autoimmuni, ovvero patologie nelle quali il sistema immunitario attacca l’organismo stesso, che sono più frequenti nell’età avanzata;
  • sistema immunitario più lento. Sono più lenti i linfociti T, che si occupano di riconoscere gli antigeni, e sono più lenti anche i macrofagi, che si occupano della loro distruzione. I macrofagi si occupano anche della distruzione delle cellule tumorali che vengono riconosciute dal sistema immunitario, e questo è il motivo per cui le neoplasie sono più frequenti nelle persone anziane.
  • minore protezione dell’organismo rispetto ai soggetti adulti, poichè la produzione generale di globuli bianchi diminuisce;
  • diminuzione della quantità di anticorpi e della quantità di proteine del complemento, entrambe necessarie allo sviluppo di una corretta risposta immunitaria.

La riduzione di questi fattori non è repentina, ma avviene nel corso degli anni. Lo scopo delle terapie naturali immunostimolanti è di limitare il più possibile questo decadimento delle funzioni del sistema immunitario. Tutto ciò si attua, ovviamente, in primis adottando uno stile di vita sano e poi assumendo prodotti specifici in grado di migliorare lo stato immunitario dell’anziano.

Ad uno stile di vita sano concorre anzitutto l’alimentazione, perché abitudini errate possono favorire lo sviluppo di infiammazioni, particolarmente pericolose in organismo deboli dal punto di vista immunitario. L’attività fisica, poi, tende a mantenere alto lo stato del sistema immunitario, quindi essa non andrebbe mai interrotta, anche nei pazienti over 65.

 

L’AHCC nel paziente anziano

Riguardo invece ai prodotti che è possibile utilizzare per il supporto del sistema immunitario, l’AHCC ha dimostrato di essere uno dei più importanti.

Si tratta di un estratto da cellule del fungo Lentinula edodes, che ha mostrato la capacità di supportare il sistema immunitario, in particolare le cellule dell’immunità aspecifica, che agisce principalmente contro i virus e i batteri, un’azione fondamentale nell’anziano, considerato che le malattie infettive sono la quarta causa di decesso superati i 65 anni.

Questo aumento delle cause di decesso è causato da una diminuzione dell’immunità cellulo-mediata, che l’AHCC è in grado invece di stimolare.

La sua capacità permette di far crescere il numero dei linfociti Natural-Killer, una classe linfocitaria aspecifica è in grado di riconoscere gli antigeni non-self (ossia, non appartenenti all’organismo stesso) ed eliminarli. Supportare queste popolazioni cellulari risulta quindi essere fondamentale per poter evitare l’attacco dai patogeni esterni ma anche lo sviluppo di cellule neoplastiche, di cui si occupano proprio i linfociti Natural-Killer.

Gli studi hanno mostrato come l’assunzione di AHCC non solo permette di aumentare la popolazione cellulare NK, ma anche di innalzare la produzione di citochine, i messaggeri chimici che richiamano le cellule nel punto in cui si ha uno sviluppo infiammatorio oppure neoplastico; in questo modo l’azione dell’organismo è migliore rispetto a quanto accadrebbe senza l’assunzione della molecola.

Molto importante è assumere costantemente AHCC nel corso della vita, perché è stato mostrato come l’azione migliorativa del sistema immunitario tende vanificarsi quando si hanno interruzioni nella sua assunzione. E’ ancora più importante, chiaramente, assumerlo in presenza di una patologia di tipo autoimmune, senza trascurare la sua funzione preventiva nell’individuo sano.

Nel complesso, l’AHCC permette di migliorare nettamente lo stato del sistema immunitario nei pazienti over 65, contrastando quello che è un processo di decadimento fisiologico dell’organismo umano.

 

Fonti:

https://www.researchgate.net/publication/45339488_Effects_of_extrinsic_and_intrinsic_factors_on_age-associated_decline_in_natural_killer_cell_activity_during_primary_influenza_infection

https://www.msdmanuals.com/it-it/casa/disturbi-immunitari/biologia-del-sistema-immunitario/effetti-dell-invecchiamento-sul-sistema-immunitario

Amiloidosi: cause, sintomi e terapie

Con il termine “amiloidosi” si intende un gruppo di patologie rare, più o meno gravi, che dipendono dalla deposizione negli organi e nei tessuti di una particolare sostanza detta sostanza amiloide, di matrice proteica.

Si tratta di una serie di proteine anomale, che l’organismo inizia a produrre per motivi diversi e che  circolano nell’organismo depositandosi nei diversi organi, in posti diversi a seconda della tipologia di amiloidosi di cui si soffre. Questi depositi, chiaramente, interferiscono con il normale funzionamento degli organi causando una sintomatologia che può essere anche piuttosto grave.

In alcune situazioni gli accumuli interessano un solo organo, e allora si parla di amiloidosi localizzata, mentre in altre situazioni si parla di amiloidosi generalizzata o sistemica, con gli accumuli che si ritrovano in più organi.

 

Amiloidosi: le cause e i sintomi

Le cause delle amiloidosi dipendono in generale da un’iperproduzione di proteine causata da alcune cellule, solitamente le plasmacellule che normalmente produrrebbero gli anticorpi. Se queste cellule producono proteine in modo anomalo, pur continuando a produrre anche gli anticorpi, formano delle proteine diverse, con una struttura che non ha uno scopo specifico all’interno dell’organismo. Si tratta di proteine lineari, piuttosto grandi, più delle proteine che il rene riesce ad eliminare.

Questo significa che i depositi proteici, una volta creati, rimangono all’interno del sangue, e iniziano a depositarsi nei diversi organi, compromettendone il funzionamento.

La produzione può dipendere da diverse cause, tra cui le più comuni vi sono:

  • un difetto delle plasmacellule che producono anticorpi, che in alcuni casi può essere associato ad una specifica neoplasia, il mieloma. In questo caso il sovrannumero di cellule causa una produzione eccessiva di sostanza amiloide;
  • infiammazioni croniche, come l’artrite reumatoide, che richiamano costantemente le cellule infiammatorie nella sede dell’infiammazione che persiste fin quando queste cellule non iniziano a produrre questa sostanza in grandi quantità;
  • anomalie genetiche relative ad un organo, che rappresentano una causa ereditaria e sono una delle casistiche più rare di amiloidosi. Se l’anomalia colpisce un solo organo, primariamente, il problema può essere risolto con un trapianto, riuscendo così ad eliminare la patologia e a riprendere una vita normale.

La diagnosi di amiloidosi può essere complessa, viste le tante malattie che possono mostrare sintomi simili. Tuttavia la diagnosi definitiva si ha solo vedendo i depositi di sostanza amiloide, che si può ottenere prelevando una parte di tessuto dall’organo malato (biopsia) e osservandolo al microscopio. Esistono anche altri tipi di esami, come la scintigrafia, che consentono di diagnosticare l’amiloidosi con un metodo meno invasivo rispetto alla biopsia, e sono utili soprattutto per capire in quali organi si deposita la sostanza, mentre con la biopsia si interviene già conoscendo l’organo potenzialmente interessato dalla malattia, sulla base dei sintomi del paziente.

 

La terapia per l’amiloidosi

La terapia per l’amiloidosi è complessa perché al momento non esistono delle cure che permettano di rimuovere direttamente i depositi di amiloide dall’organismo, che costituirebbe una risoluzione definitiva a questa malattia.

Le terapie mirano quindi sia a diminuire la produzione di sostanza amiloide, sia a curare il singolo organo colpito. Esse dipendendo, in generale, dalla causa primaria dell’amiloidosi. Nell’evenienza in cui la causa sia un mieloma si ricorre per esempio alla chemioterapia, mentre se si tratta di un’infiammazione cronica, generalmente si somministrano le molecole antinfiammatorie. L’amiliodosi causata da un problema genetice, che può interessare un singolo organo, può invece essere risolta con il trapianto.

Questo significa che non esiste uno “standard” nel trattamento dell’amiloidosi, ma che tutto dipende dall’individuazione delle cause e dalla scelta della terapia più indicata di caso in caso. Le diverse cure disponibili portano, ad oggi, ad una buona prospettiva di vita dei pazienti, al contrario di quanto accadeva in passato.

 

La terapia nutrizionale può essere d’aiuto

In generale, le terapie non farmacologiche possono essere d’aiuto sia nell’ottica di limitare il progredire della patologia, sia in quella di migliorare la qualità della vita del paziente.

Una delle più interessanti è la possibilità di usare la micoterapia per ridurre la produzione di sostanza amiloide. Molecole come l’AHCC sono in grado di stimolare l’attività dell’immunità aspecifica nell’organismo, ottenendo in questo modo un abbassamento dell’immunità specifica, responsabile della produzione di anticorpi.

Questo supporto è utile sia in patologie come l’artrite reumatoide, che può causare a sua volta l’amiloidosi, sia in altre condizioni, come il mieloma o le forme causate da problemi genetici, in cui l’aumento della produzione di anticorpi è dovuto all’aumento dell’attività delle plasmacellule. Se queste cellule vengono

“tenute a bada” da un mix di terapie tradizionali e naturali, la deposizione della sostanza amiloide diminuirà, con il conseguente miglioramento della sintomatologia.

Come detto all’inizio, tuttavia, la terapia si limita al ridurre la produzione di sostanza amiloide, ma non è d’aiuto nel momento in cui i depositi sono già presenti, perché non riesce a rimuoverli. In questi casi è comunque importantissima una terapia sintomatologica precisa, che varia da caso a caso e che deve essere studiata in modo personalizzato sul singolo paziente.

L’AHCC nella malattia di Balò

La Malattia di Balò è uno dei disturbi borderline che fa parte del complesso della sclerosi multipla. La sclerosi è una condizione patologica che interessa le guaine mieliniche di tutto l’organismo e può avere diverse localizzazioni, dunque si caratterizza per una sintomatologia variegata.

Come le altre varianti della sclerosi, la malattia di Balò provoca la demielinizzazione delle guaine, cioè la perdita dello strato mielinico che ricopre i nervi e che li isola, permettendo così la trasmissione rapida degli impulsi nervosi. Se questo strato viene a mancare, la trasmissione dell’impulso non è ottimale e compaiono i sintomi della malattia, destinati a peggiorare nel corso del tempo. La causa della demielinizzazione è un’autoimmunità, ovvero una patologia nella quale le cellule del sistema immunitario attaccano le strutture stesse dell’organismo, causando un danno irreversibile.

La particolarità di questa variante della più nota sclerosi multipla, consiste nella demielinizzazione in strati concentrici, quindi ci sono alcuni strati di mielina correttamente presenti a fianco di altri strati di mielina assenti. Questo sembra dovuto all’espressione di particolari proteine, legate allo stress indotto dalla patologia (dall’attacco del proprio sistema immunitario verso la guaina mielinica) che migliorano la situazione, poi spariscono favorendo l’attacco del sistema immunitario. Tutto ciò dà origine agli strati concentrici.

La malattia di Balò, sebbene possa anche peggiorare ed evolvere nella Sclerosi Multipla, non porta generalmente ad una demielinizzazione totale del nervo; questo significa che, a seconda dei casi, possiamo avere degli individui asintomatici o poco sintomatici che, tuttavia, presentano delle lesioni.

La diagnosi della patologia, in passato, veniva effettuata solamente postuma, mentre ad oggi è possibile diagnosticarla tramite la risonanza magnetica, che con tecnologie particolari riesce a differenziare i singoli strati di mielina, identificando i segni caratteristici della malattia.

 

La terapia per la Malattia di Balò

Se dal punto di vista diagnostico e anche sintomatologico, la malattia di Balò è simile alla forma base della Sclerosi Multipla, anche dal punto di vista terapeutico la situazione è analoga.

Infatti la terapia dipende dello stato della malattia e consiste sulla modulazione del sistema immunitario, per indurre quest’ultimo a smettere di attaccare le strutture proprie dell’organismo. Gli effetti della terapia, come per altre malattie, sono migliori se questa viene messa in atto alla comparsa dei primi sintomi.

Viene definita terapia immunomodulante o, in certi casi (specialmente in quelli iniziali), immunosoppressiva, e viene accompagnata da terapie sintomatiche che differiscono a seconda dei casi. Poiché non c’è una localizzazione standard dei sintomi, proprio come nella sclerosi multipla, la terapia deve essere attentamente valutata dal medico che la andrà a  modificare a a seconda delle necessità, nell’ottica di migliorare la qualità di vita del paziente.

AHCC nella Sclerosi Multipla

AHCC è un integratore basato su particolari metaboliti estratti dai funghi, in particolare gli alfa-glucani estratti dal fungo di Lentinula edodes, conosciuto anche come Shiitake.

Questo composto agisce sull’organismo modulando la risposta immunitaria, in modo simile alla terapia farmacologica specifica ma con un meccanismo d’azione diverso. Se, infatti, nella terapia medica si cerca di inibire il sistema immunitario, inducendolo ad evitare l’attacco alle guaine mieliniche, nella terapia di supporto con l’AHCC, l’obiettivo è quello di stimolare la crescita di quelle popolazioni che non attaccano la guaina mielinica. Questa terapia integrata permette di ridurre l’attacco in sé e rendere l’organismo più resistente contro le patologie secondarie che possono interessarlo (indebolito dalla soppressione farmacologica).

Al momento, dal punto di vista scientifico, non vi sono conferme specifiche del funzionamento di AHCC nella malattia di Balò. Tuttavia la ricerca ha ampiamente dimostrato l’efficacia della molecola fungina in altre patologie di origine autoimmune e sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica, una patologia caratterizzata da una patogenesi comune a quella della Sclerosi Multipla.

Il supporto di AHCC è quindi utile sia nella Sclerosi Laterale Amiotrofica, sia nelle altre patologie autoimmuni in genere, ed è questo che induce i medici a consigliare la molecola anche in altre malattie simili come quella di Balò. Bisogna sempre ricordare, tuttavia, che si tratta di una terapia di supporto, non in grado di guarire il paziente e la cui assunzione non deve mai sostituire quella farmacologica.

L’effetto di AHCC, poi, dovrà essere valutato dal medico curante, che consiglierà se è il caso di sospendere o continuare la terapia.

AHCC come coadiuvante nel Lichen Planus

Il Lichen Planus è una patologia infiammatoria a carico della cute caratterizzata dalla formazione di papule pruriginose che tendono a confluire tra loro. Si localizza soprattutto nel cavo orale oppure nei genitali esterni e, a differenza di altre patologie dermatologiche, non è causata da un batterio, un parassita oppure un fungo, ma da una patologia autoimmunitaria, ovvero una condizione che interessa il sistema immunitario del soggetto colpito.

Si tratta di una malattia molto fastidiosa per la quale non esiste cura, motivo per cui chi ne soffre sarà probabilmente destinato a soffrirne per tutta la vita. Il trattamento è per lo più topico, cioè applicato localmente, ed è mirato a modulare l’azione del sistema immunitario, anche se i trattamenti sistemici, e in particolare quelli naturali, possono essere utili per tenerlo sotto controllo.

In questo articolo ci concentreremo soprattutto sui trattamenti naturali che possono fungere da coadiuvanti delle terapie mediche.

 

Lichen Planus: cos’è e quali sono le cause

Le cause di Lichen Planus sono ad oggi collegate ad una patologia autoimmunitaria, in quanto non è stato individuato alcun microrganismo che si insedia nelle parti interessate, nemmeno alle biopsie cutanee.

I sintomi sono però caratteristici: nella parte del corpo interessata si presentano delle placche di colore violaceo, piane, con un diametro che va da due a quattro millimetri, che tendono a confluire tra loro. Il Lichen Planus si può concentrare in diverse parti dell’organismo, anche se spesso si presenta nella bocca, oppure nella zona dei genitali, per quanto le lesioni possano interessare anche gli arti e le unghie.

L’esordio può essere improvviso o graduale, e spesso sono state rilevate delle associazioni con le malattie infettive, soprattutto con i virus delle Epatiti B e C. La patologia tende, a periodi, ad aggravarsi e a rientrare.

La diagnosi di Lichen Planus è basata in primo luogo sulla valutazione clinica, perché molto caratteristica, e successivamente sulla biopsia cutanea, che permette di valutare lo stato dei tessuti; quando si fa diagnosi di Lichen Planus si suggeriscono anche dei test per la funzionalità epatica, visto il legame che la patologia sembra avere con i virus che causano questo tipo di patologie.

Da notare che il Lichen Planus, nella maggior parte dei casi, non è una patologia grave, che si risolve senza alcun trattamento; tuttavia alcune delle sue varianti sono croniche oppure refrattarie alla terapia, ed è per questo motivo che il trattamento, in alcuni casi, si rende necessario.

 

Lichen Planus: terapia medica e terapie naturali

Il trattamento farmacologico per il Lichen Planus è legato alla funzione del sistema immunitario, e si basa soprattutto sull’inibizione del sistema immunitario, con l’utilizzo del cortisone o, se necessari, di altri immunosoppressori dall’effetto più marcato.

I trattamenti topici sono i più semplici da utilizzare, e si basano generalmente sull’utilizzo di creme, che forniscono soprattutto un sollievo momentaneo e, in alcuni casi, aiutano la remissione della patologia, almeno nelle forme più leggere.

I trattamenti sistemici sono quelli messi in atto nelle situazioni più gravi, quando la terapia locale (che si tenta comunque per prima), non funziona: anche in questo caso ci si basa principalmente sui corticosteroidi, che riescono a ridurre i sintomi anche se gli effetti collaterali possono essere pesanti e, in certi casi, possono rendere la terapia sistemica non consigliata.

L’alternativa arriva in questi ultimi anni dalle terapie naturali, che risultano essere utili nelle patologie legate al sistema immunitario: una di queste, molto studiata, è quella basata sull’utilizzo di AHCC, Active Hexose Correlated Compound, che ha mostrato varie attività nelle diverse patologie autoimmunitarie.

Nello specifico, nel Lichen Planus l’effetto sembra essere correlato alla risposta immunitaria dei linfociti T, che rispondono alla secrezione delle interleuchine da parte delle cellule. L’utilizzo di AHCC ha mostrato una risposta molto inferiore di questi mediatori infiammatori, che possono modulare in negativo la risposta immunitaria; grazie al trattamento sistemico con AHCC, quindi, la risposta immunitaria sembra ridursi e questo causa un miglioramento della sintomatologia, che può arrivare fino alla remissione dei sintomi.

Considerando che la patologia non è continua, e si possono alternare situazioni di remissione anche completa a periodi in cui i sintomi diventano più gravi, l’AHCC può essere utilizzato in un’ottica di lungo periodo per tenere sotto controllo il Lichen Planus evitando, se possibile, anche il ricorso alle terapie farmacologiche, o comunque limitandolo il più possibile nel corso del tempo.

Anche in base alle dimostrazioni scientifiche, sebbene il meccanismo patogenetico della patologia non sia ancora oggi del tutto compreso, sembra che l’AHCC riesca a portare un effettivo miglioramento del Lichen Planus, confermando anche quanto già mostrato in altre patologie legate ad un’eccessiva risposta immunitaria.

 

Fonte: https://www.researchgate.net/publication/7589441_Tien-Hsien_Liquid_Can_Modulate_Antigen-Stimulated_Cytokine_Production_by_T-Cells_Isolated_from_Patients_with_Recurrent_Aphthous_Ulcerations

1 2 3 11
0,000 articoli
WhatsApp chat