Chemioterapia senza caduta dei capelli: è possibile?

I capelli sono una delle parti del corpo meno rilevanti per la nostra sopravvivenza ma giocano un ruolo molto importante per il nostro benessere psicologico.

È per questo che la caduta dei capelli, causata dal fisiologico processo di invecchiamento dell’organismo o indotta da farmaci o malattie, è un evento che spaventa. Chi ne è colpito, infatti, la associa ad una perdita della propria personalità e sicurezza che si riflette nella vita sociale, personale e lavorativa, creando disagi, malumori e una sgradevole sensazione di inadeguatezza. Numerosi sono i metodi per contratare questo fenomeno: dall’applicazione di fiale anticaduta all’ autotrapianto, per giungere all’ultima frontiera, la medicina rigenerativa avanzata che promette una soluzione definitiva del problema senza dover ricorrere alla chirurgia.

Definito che le cause della calvizie sono diverse, ogni caso necessita di essere trattato individualmente.

Se la caduta dei capelli a causa dell’età difficilmente si può prevenire, quella dovuta alle malattie della pelle può essere prevenuta con medicinali specifici per il trattamento della patologia che la provoca.

Le cose cambiano quando l’allopecia può essere controllata, come nei casi in cui rappresenta un’effetto collaterale della chemioterapia.

L’AHCC nel trattamento dell’alopecia

L’AHCC è una molecola di estrazione fungina che ha dimostrato di avere un effetto benefico sul miglioramento del funzionamento del sistema immunitario e la cui assunzione è indicata a supporto delle terapie per il trattamento di varie patologie umane.

Riguardo agli effetti sulla perdita dei capelli, che dal punto di vista biologico non sono altro che peli, strutture che compongono il sistema tegumentario, è stato realizzato uno studio che mette in chiara evidenza la capacità di AHCC di prevenire la caduta dei peli sugli animali. Numerosi sono poi gli oncologi che hanno notato un’attenuazione dell’alopecia nei pazienti che stavano assumendo l’integratore durante il periodo di trattamento chemioterapico.

Nei ratti da laboratorio oggetto dello studio, la caduta dei peli, a simulare gli effetti della chemioterapia sugli umani, è stata chemioindotta tramite la somministrazione di un farmaco chiamato Ara-C.

Per valutare la differenza d’impatto della molecola sulla perdita dei peli, i roditori esaminati sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto l’AHCC insieme al farmaco e l’altro no.

L’esperimento ha prodotto i seguenti risultati:

  • 7 animali su 9, trattati per 7 giorni solo con il farmaco, hanno riportato una totale perdita di peli. Nei 2 rimanenti la perdita è stata moderata;
  • Solo 1 ratto su 9 del gruppo trattato con AHCC ha riportato una grave perdita di peli, 4 li hanno persi in modo leggero e 4 non hanno mostrato alcuna perdita.

Considerando che gli animali dei due gruppi si trovavano in condizioni identiche, queste importanti differenze nella caduta dei peli sono sicuramente ascrivibili all’efficacia di AHCC.

Per potenziarne l’effetto è necessario conoscere il meccanismo d’azione della molecole che, sfortunatamente, ad oggi è ancora ignoto.

L’ipotesi più probabile è che l’effetto dell’AHCC si basi sulla  stimolazione del sistema immunitario, che rende alcuni organi più competenti nello svolgere il loro lavoro. Il fegato, ad esempio, che ha azione detossificante rispetto ai farmaci (compresi i chemioterapici). La detossificazione fa sì che il farmaco arrivi in concentrazione minore al bulbo pilifero, colpito dalla cura perchè composto da cellule in attiva moltiplicazione che permettono dei peli. In alcuni casi la chemioterapia provoca comunque la perdita della funzione del bulbo pilifero mentre in altri l’AHCC è efficace nella riduzione l’allopecia. Questa differenza di impatto della molecola dipende dal farmaco impiegato e varia di soggetto in soggetto. Tuttavia è scientificamente provato che l’assunzione di AHCC in corso di chemioterapia previene la caduta dei capelli.

Per quanto riguarda l’alopecia non chemioindotta, al momento non sono noti studi scientifici che mettano in relazione la molecola con il sintomo, dimostrando con precisione l’utilità di AHCC in questi casi.

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