Integratore di AHCC nei pazienti affetti da carcinoma del colon

Le neoplasie a carico del colon sono tra le patologie oncologiche più frequenti e difficili da trattare. Il colon, parte finale dell’intestino, è uno dei punti dell’organismo che maggiormente entra in contatto con i cancerogeni di origine animale.

Le terapie sono principalmente di tipo chirugico, con la rimozione della massa tumorale, oppure farmacologico, nel caso in cui la malattia sia troppo estesa o in presenza di metastasi anche ad altri organi.

Il fatto che l’intestino possa essere raggiunto facilmente da sostanze cancerogene significa analogamente che esso può essere raggiunto da sostanze benefiche per all’organismo, tra cui le integrazioni naturali, che fungono da coadiuvanti delle terapie mediche e, in alcuni casi, contribuiscono anche a rafforzare il sistema immunitario, migliorando quindi sia l’aspettativa che la qualità di vita dei pazienti.

 

L’AHCC nella terapia del carcinoma del colon

In questo articolo parliamo nello specifico ruolo di coadiuvante della molecola di AHCC nella terapia a questa patologia. Un importante lavoro scientifico di alcuni anni fa ha mostrato come questa sostanza, estratta dal fungo Lentinula edodes, sia stata in grado di migliorare l’aspettativa di vita di 52 pazienti, seguiti per un periodo di tempo prolungato, rispetto a pazienti affetti dalla stessa malattia, che non hanno assunto un integratore di AHCC.

La capacità di sopravvivenza dipende essenzialmente dalla gravità della patologia. I pazienti oggi dello studio sono stati seguiti per 5 anni e, se tutti quelli fino allo stadio II sono sopravvissuti fino al termine dell’esperimento, quelli a stadi più avanzati hanno registrato un tasso di sopravvivenza più basso, benchè comunque migliore rispetto ai soggetti che non si sono sottoposti al trattamento. I dati ottenuti nello studio sono stati confrontati con i dati medi foniti dalle istituzioni giapponesi, relativi ai pazienti che non hanno assunto questa integrazione, con i seguenti risultati:

  • I pazienti con neoplasia allo stadio I hanno mostrato una sopravvivenza del 100% a 5 anni contro il 90-100% della media;
  • I pazienti con neoplasia allo stadio II hanno mostrato una sopravvivenza del 100% contro l’80-90% della media;
  • I pazienti con neoplasia allo stadio III hanno mostrato una sopravvivenza del 95% a 5 anni, contro il 70-80% degli altri pazienti;
  • I pazienti con neoplasia allo stadio IV non hanno mostrato differenze significative rispetto all’assunzione di AHCC.

I dati mostrano come l’effetto di AHCC sia più forte se la neoplasia, in partenza, non è particolarmente grave, infatti solamente le neoplasie di grado IV, le più gravi in assoluto, non hanno mostrato differenze significative dal momento dell’assunzione di AHCC, mentre agli altri stadi l’AHCC ha potuto fare la differenza.

Gli autori spiegano queste differenze con i diversi effetti chel’ AHCC ha sul nostro organismo, associando alcuni di questi effetti ad un miglioramento dell’aspettativa di vita:

  • la stimolazione del sistema immunitario. AHCC è in grado di stimolare alcune popolazioni leucocitarie, in particolare i linfociti NK (Natural Killer) a proliferare, queste cellule attaccano direttamente la neoplasia, limitandone (anche se non bloccandone) la crescita e permettendo così di supportare le terapie farmacologiche;
  • difesa dell’organismo contro i patogeni che tendono a proliferare a causa delle difese immunitarie messe in difficoltà sia dalla neoplasia stessa che dalla chemioterapia. Stimolare le difese immunitarie in un paziente oncologico è importante, proprio perché spesso ad impedire il miglioramento della situazione è proprio la compresenza di altre malattie, che possono rendere difficile anche la terapia principale.

Questi due meccanismi, già studiati in relazione a diverse altre patologie, sembrano essere i principali responsabili dell’aumento di sopravvivenza in particolare per le neoplasie di stadio intermedio, perché in questo caso i meccanismi si suppongono essere troppo deboli per poter notare un qualche beneficio.

I pazienti in questione hanno assunto AHCC per tutti e cinque gli anni in cui sono stati seguiti, a mostrare come la costanza di assunzione sia una delle componenti fondamentali per riuscire ad ottenere i benefici rilevati nel corso dello studio.

 

Fonte: http://ahccpublishedresearch.com/articles/wp-content/uploads/2016/07/I.J.-AHCC-2009-Kawaguchi-Human.pdf

 

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