Morbo di Chron: rimedi e cure naturali

La malattia di Crohn, o Morbo di Crohn, è una malattia infiammatoria intestinale a carattere cronico, cioè che tende a perdurare nel tempo e per la quale non esiste, ad oggi, alcuna cura risolutiva.

Si tratta di una affezione che può colpire qualsiasi parte dell’apparato digerente, anche più parti tra loro separate. Inoltre, un terzo dei pazienti presenta localizzazioni extraintestinali della malattia. I sintomi del morbo di Chron possono differire in base ai tratti dell’apparato digerente interessati, tuttavia le manifestazioni cliniche più importanti e comuni a tutti i pazienti sono la diarrea e la malnutrizione.

L’obiettivo della terapia clinica è ridurre l’infiammazione che è causa dei sintomi e mantenere una remissione a lungo termine. A questo scopo i protocolli farmacologici attualmente in uso prevedono la prescrizione di antinfiammatori (steroidei e non) e, nei casi più severi, il ricorso ai farmaci biologici di nuova generazione (infliximab, adalimumab).

Alla chirurgia (quasi mai risolutiva), invece, si fa appello solo in caso di insuccesso della terapia medica, sia a causa dell’inefficacia dei farmaci sia per timore degli effetti collaterali conseguenti all’uso prolungato della terapia. L’intervento è indicato anche nei casi in cui l’infiammazione sia concentrata in un trattato molto ristretto, che prevede la semplice rimozione di una fistola o di un ascesso.

A causa dell’assenza di una terapia specifica, a lato delle terapie tradizionali si sono sviluppate una serie di soluzioni alternative che sembrano apportare benefici importanti nel placare i sintomi della malattia, e che hanno il valore aggiunto di essere privi di effetti collaterali rispetto ai farmaci.

In questo articolo prenderemo in esame una terapia alternativa, basata sull’associazione tra AHCC e alcuni ceppi di probiotico, i cui benefici sono stati messi in luce da due importanti studi scientifici, uno dei quali è apparso sull’American Society for Nutrition.

Lo studio sugli effetti di AHCC nei pazienti con morbo di Chron

Lo studio preclinico che ha preso in esame l’efficacia di AHCC è stato condotto in laboratorio su alcuni murini, cui è stata indotta un’importante infiammazione intestinale simile a quella causata nell’uomo dal morbo di Chron. Ai murini trattati con AHCC sono state poi analizzate le feci per stabilire la quantità di batteri intestinali presenti. I valori ottenuti sono stati raffrontati con quelli rilevati nei murini appartenenti al gruppo di controllo.

Considerando che gli animali dei due gruppi presentavano le stesse condizioni di partenza, si è notato come nei murini trattati con la molecola fungina i sintomi dell’infiammazione siano migliorati, e non solo: il numero di Bifidobacterium, probiotici naturali dell’intestino, è aumentato rispetto al numero dei Clostridium, batteri patogeni.

Questo sta ad indicare che AHCC agisce da prebiotico, sostanza nutritiva benefica per la flora intestinale che, crescendo a scapito della flora dannosa, può migliorare la condizione dell’enterite, quindi anche della malattia di Crohn.

L’esperimento ha dimostrato come la somministrazione di AHCC in corso di enterite provochi una diminuzione dei sintomi.

L’importanza dei prebiotici nella patologia di Chron

L’effetto dei prebiotici sulla malattia di Crohn è stato studiato più volte nel corso della storia, tanto che alcuni autori hanno creato una Review, cioè un particolare studio scientifico in cui si analizzano e comparano tutti gli studi compiuti relativamente all’argomento.

La Review ha mostrato come il probiotico più utilizzato negli studi sia stato il Lactobacillus, con particolare riferimento al Lactobacillus johnsonii.

I risultati degli esperimenti effettuati sono incoraggianti, ma ancora non hanno portato ad una dimostrazione statisticamente valida che i probiotici possano guarire la malattia di Crohn.

In molti pazienti l’integrazione di probiotici allevia i sintomi della malattia  ma ciò non si è dimostrato valido in tutti i casi. Questo dato indica che è necessario approfondire il ruolo dei prebiotici nella risoluzione della patologia di Chron. In particolare, secondo gli autori della Review, dovrebbero essere variate le specie batteriche prebiotiche utilizzate negli esperimenti, perché la soluzione della malattia potrebbe nascondersi proprio nella differenziazione dei probiotici utilizzati.

L’associazione tra AHCC e probiotici

I 2/3 delle persone considerate nello studio ha avuto significativi miglioramenti dei sintomi. Considerato che il morbo di Chron è una patologia multifattoriale, sui sintomi della patologia possono influire fattori che non riguardano i prebiotici.

Raffrontando i risultati dei due studi descritti in questo articolo, si può osservare che il primo ha messo in luce la crescita di un probiotico che è il Bifidobacterium, e non del Lactobacillus, che è stato invece testato nel secondo studio.

Quali benefici si potrebbero ottenere dall’associazione delle due terapie, ossia dall’integrazione di AHCC, che porta ad un aumento naturale dei Bifidobacterium, sia dei Bifidobacterium stessi assunti sotto forma di prebiotici?

Al momento non vi è alcuno studio scientifico che possa dimostrare la validità di questa ipotesi terapeutica. In base alle conoscenze attuali, possiamo solo affermare che l’azione di AHCC diminuisce i sintomi della patologia, aumentando il numero di batteri benefici ed eliminando quelli dannosi. Il secondo studio ci dimostra invece come i probiotici abbiano un qualche effetto nel miglioramento della patologia, benchè  questo non sia statisticamente significativo. In ogni caso l’associazione di queste due sostanze ha sicuramente un effetto sinergico e non antagonista, pertanto possono essere assunte in contemporanea senza temere effetti collaterali.

Attendiamo uno studio che verificare in modo definitivo se l’associazione tra probiotici e AHCC comporti vantaggi maggiori rispetto alla sola assunzione di AHCC nei pazienti affetti da morbo di Chron, e se questa terapia possa eventualmente rappresentare una svolta importante anche per la cura definitiva di questa patologia.

Fonti: http://jn.nutrition.org/content/137/5/1222.full https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1856223/

 

 

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